Manifestazione di Forza Italia, la decadenza in piazza

A Palazzo Grazioli nessuna "onda azzurra" nè scene da Caimano: la decadenza passa anche dalla piazza

Nel giorno della decadenza sono pochi, meno che ad agosto, i sostenitori di Silvio Berlusconi che hanno sfidato freddo e chilometri per accalorare il leader e "difendere la democrazia e la libertà".

Forse ha ragione Berlusconi quando, scherzando dal palco come un navigato pifferaio, dice che "governo e Parlamento di sinistra ci hanno mandato il freddo". Il freddo. Forse l'elemento piu chiaro e reale di tutto un pomeriggio di manifestazioni.

La decadenza, la rabbia, "l'incazzatura" dei Galan e "l'indignazione" delle Carfagna fino allo "sconforto" con cui Capezzone ha preferito non rilaciare dichiarazioni alla stampa: c'erano tutti, o quasi, i deputati di Forza Italia.

Mara Carfagna ha ascoltato il discorso di Berlusconi, non un "discorso del predellino" nè tantomeno un "discorso da 1994", appoggiata ad un blindato dei Carabinieri, dietro al palco, quasi a voler farsi sentire vicina a Berlusconi e partecipe del suo popolo, che da Salerno è arrivato in un nutrito gruppo.

E poi è stata solo decadenza: la decadenza di Berlusconi, la decadenza del suo popolo (un quarto dei presenti, rispetto ad agosto). Ma la decadenza passa anche attraverso le parole dell'ex premier, che parla del se stesso politico al passato mentre al Senato è bagarre ma ancora possono ancora chiamarlo "collega", attraverso le bandiere distribuite dal ventre di Palazzo Grazioli, dai gadget (fascette, l'irresistibile ventaglio di gommapiuma, cartelli, magliette) distribuiti per l'occasione; la decadenza passa attraverso le parole spente e gli sguardi stanchi, passa attraverso le signore imbellettate come Orfei ed i signori impomatati, passa attraverso la voce di una giovanissima siciliana: "Sono venuta qui dalle isole Eolie solo per vedere quanto è bello Berlusconi". La decadenza passa attraverso le candele votive distribuite a fine comizio,

E' la decadenza: con Berlusconi cade, innegabilmente, un pezzo di paese. Quel pezzo d'Italia troppo truccato, troppo impomatato, artefatto e strafatto. Con Berlusconi cadono i proclami e le parole vuote, cade un pezzo d'Italia che in molti, seppur contestandolo aspramente, hanno vissuto, respirato e, perchè no, utilizzato, per decenni.

O forse no: la decadenza significa, forse, grattare il fondo di un barile infinitamente capiente per vedere cosa c'è dall'altra parte. Forse la decadenza significa tutto questo, significa tornare ai tatuaggi di Mussolini mostrati con orgoglio da un manifestante o ai tacchi vertiginosi di due avvenenti sostenitrici (che magicamente riescono a passare dappertutto eludendo i controlli). Forse è questa la decadenza, la famosa storia di un uomo che cade da un palazzo di 60 piani e, cadendo, continua a ripetersi "fino a qui tutto bene" dimenticando, diceva Hubert, che il problema non è la caduta ma l'atterraggio.

Perchè, c'è da scommettersi, l'atterraggio deve ancora avvenire: la pelle dell'orso è ancora lontana.

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