Berlusconi, burattinaio del partito della “nostalgia e del rancore”?

Non sono pochi quelli che hanno scambiato il 28 novembre 2013 con il 25 aprile 1945, la decadenza parlamentare di Berlusconi con la liberazione dal nazifascismo.


Ora, in Italia, di tutto c’è bisogno meno che il proseguimento di una coda avvelenata che ammorba le opposte fazioni – berlusconiani e antiberlusconiani – con i vincitori a “succhiare il sangue dei vinti” e questi ultimi a rovistare nei rimasugli dell’Italia peggiore per la rivincita, con il Cavaliere in sella, novello Peron.

Il dato politico è uno solo: dopo 20 anni di seconda Repubblica l’Italia esce a pezzi, non rigenerata e unita, ma in ginocchio e pronta a rinchiudersi nelle fortezze delle opposte fazioni.Berlusconi è il primo responsabile, ma non è l'unico. Il Pd e la sinistra sono "complici" di una fase giunta al capolinea.

Berlusconi paga il suo conto con la giustizia ma non quello del suo fallimento politico. Il Pd e la sinistra hanno trovato il “capro espiatorio”, stappano bottiglie ma non hanno alcun merito di quanto accaduto e l’ultima battaglia si giocherà nel segreto delle urne.

Ora, è fin troppo banale gridare che giustizia è fatta, che lo stato di diritto è salvo, che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Va ribadito che se non si volta subito pagina, le magagne imputridiscono: la giustizia è malata, la politica è malata, l’economia è malata, l’Italia è malata. Chi scioglie questi nodi? Quando il polverone di queste ore si solleverà cosa resta dell’Italia?

Berlusconi esce nel modo peggiore, un’anatra azzoppata, con la bava alla bocca, minacciosa solo in cerca di rivincita. Uno così non sarà il leader di nessuna nuova federazione della “grande destra”, al massimo un penoso burattinaio degli sbandati, nostalgici e rancorosi, contraltare di Beppe Grillo nella ricerca del “tanto peggio tanto meglio”.

Ma con Pd e sinistra sgangherati, anche gli zoppi possono vincere i 100 metri finali delle Olimpiadi. E quindi anche una destra sbandata può diventare appetibile elettoralmente per i milioni di italiani delusi e con l’acqua alla gola, in cerca di qualsiasi ciambella di salvataggio, pronti a seguire chiunque, pur di colpire da qualche parte. Una storia già vista? Sì, ma può tramutarsi da farsa in tragedia.

L’Italia ha bisogno del governo e Letta deve battere un colpo, spingendo sull’acceleratore delle riforme, stanando i doppiogiochisti che albergano trasversalmente fra gli schieramenti, togliendo acqua negli stagni delle mille caste e consorterie che ammmorbano il Paese. Non c’è tempo da perdere, anche per fare terra bruciata ai tentativi di futuri assalti dei pasdaran berlusconiani.

Anche il Pd non ha più alibi, nè maschere dietro cui nascondere i propri limiti politici e programmatici e spetta a Renzi dimostrare sul campo (minato) la propria leadership. Ora le larghe intese si sono ristrette e l'esecutivo sarà sotto tiro in Parlamento da parte di un'opposizione agguerrita, in cui la nuova Forza Italia farà concorrenza a Grillo e viceversa. Se anche il Pd di Matteo Renzi, per beghe interne, entra in questo gioco “scassatutto”, il futuro dell’Italia è segnato.

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