Letta, basta annunci. Via il “porcellum”!

La politica italiana brilla per ultimatum e ricatti e l’ultimo esempio viene da Forza Italia, di corsa al Colle dopo la decadenza del Cav per chiedere al capo dello Stato una immediata “crisi formale” di governo e le dimissioni di Letta.

Napolitano ammette la fine delle “larghe intese” e la necessità di un “passaggio parlamentare che dia un segno di discontinuità” ma boccia la proposta di crisi lasciando i berlusconiani con le pive nel sacco.

Il premier tira un sospirone: “Ne usciremo più forti” e rilancia a sua volta con un proprio avvertimento, proprio sul nodo incandescente della legge elettorale. Quello del governo è un vero e proprio ultimatum ai partiti: "O si cambia la legge elettorale in Parlamento prima che si pronunci la Consulta, oppure interverrà l’esecutivo con un disegno di legge”. Un disegno di legge, non un decreto perché in questo caso non ricorrerebbero i requisiti … d’urgenza!

La solita fanfaronata per mostrare i (flaccidi) muscoli di un esecutivo che si regge al Senato su 6-7 voti di scarto e passare la palla ad altri (ai partiti) lavandosene le mani o finalmente l’atto finale per spazzare via il “porcellum”?

Sarà il caso di ricordare che il 3 dicembre – quindi fra quattro giorni – la Consulta si pronuncerà sulla costituzionalità dell’attuale (vergognoso) sistema di voto. Possibile che il governo compia il “miracolo” in così poche ore? Nel classico stile all’italiana, quello degli slittamenti, pare che mercoledì prossimo la Corte costituzionale si limiterà a dichiarare ammissibile il ricorso, spostando la sostanza della intricata questione a gennaio.

In tal caso i partiti avrebbero più tempo per riformare finalmente il Porcellum, spostando l’iter della riforma alla Camera, dove la maggioranza è (aritmeticamente) più forte ed eventualmente lasciando poi ai senatori la patata bollente, addossando loro la responsabilità di un possibile affondamento della riforma.

Alfano fa melina, anteponendo alla riforma elettorale le riforme istituzionali, e Forza Italia non cede di un millimetro intravedendo in questo una miccia capace di fare esplodere il governo. Come dire: non se ne fa nulla.

Anche perché se si supera la data del 3 dicembre senza un nulla di fatto, poi, dopo l’8 dicembre – superato il capo delle primarie del Pd – sarà Matteo Renzo a battere i pugni sul tavolo, e non è dato sapere qual è la riforma elettorale del “rottamatore”. Nel Pd si parla di un Mattarellum “ripulito”, con un premio di maggioranza del 25 per cento. Può essere questo il nuovo terreno di scontro nel pidì, una manna per chi vuole subito rendere la vita difficile al nuovo segretario del partito.

Allo stato della fiera, chi rischia di perdere la faccia sono i partiti, però per nulla preoccupati, capaci di digerire ben altri rospi e soprattutto certi (sia Pdl e/o Forza Italia sia Pd) alla fin fine che il Porcellum non sia poi così … male.

Ma chi rischia di più è il governo (anche di fronte a Napolitano): o dimostra di essere coerente e fare seguire agli annunci i fatti o il tirare a campare non lo porterà lontano. Nel cammino delle riforme, la sostituzione del Porcellum è prioritaria. Una verifica reale sulla effettiva capacità politica del governo di sciogliere i nodi. Uno alla volta, per carità.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Da oggi allora si volta pagina. C'è un governo e una nuova maggioranza che devono dimostrare di esistere nel giorno per giorno, non solo nei voti di fiducia”. Appunto.

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