Vertice Ue di Vilnius, Enrico Letta tra i grandi d'Europa

Prevista questa mattina la sigla dell'accordo di associazione dell'Unione europea con la Georgia e la Moldavia e di liberalizzazione dei visti con l'Azerbaijan

Aggiornamento 13.17 - Kiev al momento resta ferma e avanza richieste: il Presidente ucraino Yanukovich ha infatti confermato il suo auspicio di poter siglare presto un trattato di associazione e libero scambio con l'Unione Europea, ribadendo tuttavia che l'Ucraina non può permettersi gli aumenti della bolletta energetica prospettati da Mosca in caso di firma (concetto già espresso nella giornata di ieri).

Per questo motivo l'Ucraina ha avanzato la richiesta di aiuti economici all'Unione, anche in virtù delle spese fin qui sostenute nel periodo di crisi economica internazionale che hanno fortemente messo alla prova le casse dello Stato ucraino; una richiesta che di fatto congela completamente i rapporti tra Kiev e Bruxelles, che di denari non ne ha e non intenderebbe comunque erogarne.

Enrico Letta, a Vilnius proprio per seguire il vertice, ha parlato però di "errore storico" l'eventuale congelamento delle relazioni Ue-Ucraina:

"Occorre oggi collocare su basi più solide i rapporti con la Russia, con meno sospetto reciproco. [...] Alla fine, questa vicenda con l'Ucraina è figlia di una serie di sospetti e paure che sono assolutamente da superare."

ha dichiarato il primo ministro italiano, non menzionando tuttavia il problema del rispetto dei diritti umani e civili da parte del governo ucraino.

Il vertice europeo di Vilnius, in Lituania, vede oggi la sua giornata più importante, con la sigla dell'accordo di associazione di Georgia e Moldavia con l'Unione Europea e con quella dell'intesa sulla liberalizzazione dei visti con l'Azerbaijan: un vertice che getta un ponte europeo verso est, verso quei paesi ex-sovietici, o meglio post-sovietici, che ancora scontano il crollo del muro e l'implosione del socialismo europeo, con strascichi democratici che si protendono fin dentro al XXI secolo.

L'influenza che il Cremlino continua a garantirsi nei confronti di molti paesi di area ex-sovietica, in particolare il focus attuale è sull'Ucraina, che fa del doppiogiochismo diplomatico la sua carta vincente: il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha incontrato ieri il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

Le intenzioni ucraine sono infatti quelle di avvicinarsi all'Europa, senza tuttavia tagliare l'importante cordone ombelicale (costituito principalmente dai gasdotti) che lega a doppio filo Kiev a Mosca: un piede tenuto in due scarpe che fino ad ora ha fatto mostrare i muscoli ucraini e le fragilità europee, con la longa manus russa onnipresente.


Kiev ha infatti chiesto di poter negoziare a tre, con Bruxelles e Mosca, pur di evitare di dover scegliere tra l'unione doganale con la Russia e l'accordo di associazione con la Ue. L'Ucraina resta però, almeno per ora, indisponibile a firmare l'accordo di associazione con l'Ue.


Enrico Letta, che è arrivato questa mattina nella capitale Lituana, ha così descritto la posizione dell'Ucraina nei confronti dell'Unione:

"La vicenda della non decisione ucraina lascia aperto un problema e sicuramente sul versante Est dell'Unione, sui temi dell'energia è una cosa che ci preoccupa. Lavoreremo in queste ore per vedere se è possibile recuperare. [...] con l'Ucraina si deve creare un meccanismo che non ponga un'alternativa fra Ue e Russia, altrimenti il problema diventa oggettivo."

Ad accogliere Enrico Letta il presidente Ue, Herman Van Rompuy, il presidente della Commissione europea, Juan Manuel Barroso, e la presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite: è evidente che il nodo chiave attorno al quale ruota oggi l'interesse espansionistico europeo ruota attorno all'approvvigionamento energetico, con lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale nell'est del continente ed un abbattimento dei costi per cittadini e governi dell'Unione.

Un tema, quello dell'energia, che però ha allontanato drammaticamente un secondo tema fondamentale, quello dei diritti civili: l'incapacità europea di pretendere il rispetto dei diritti civili ed umani da parte del governo ucraino, che continua a tenere incarcerata Yulia Tymoshenko per chiari motivi politici, e il continuo piegarsi della spina dorsale di Bruxelles proprio in materia di diritti nell'Europa dell'Est sta infatti mettendo a serio rischio anche quei diritti già acquisiti nel resto del Continente.

Viene in mente la contestazione messa in atto da una quindicina di Radicali a Roma all'arrivo di Putin a Palazzo Grazioli, con il servizio d'ordine della Polizia di Stato italiana che ha prima strappato i manifesti e poi denunciato i manifestanti, che chiedevano conto al presidente russo proprio del rispetto dei diritti civili ed umani in Russia: scene poco dissimili se ne vedono anche in Francia, mentre in Germania il governo di grande coalizione che sta per essere partorito, con CDU ed SPD finalmente all'accordo, rischia di rimettere in discussione quei diritti acquisiti (il matrimonio omosessuale, ad esempio) proprio in virtù delle larghe intese.

Un Europa che, dunque, sembra incapace di dialogare senza incanalare la società in una logica di pensiero unico, all'interno della quale a pagare il prezzo più alto sono proprio i diritti civili dei cittadini europei (gli italiani li stanno ancora aspettando).

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