Sondaggi politici: l'impennata di Berlusconi. Matteo Renzi sotto "quota 50"

La decadenza fa guadagnare parecchi consensi al Cavaliere. Ma le prime tre posizioni sono inattaccabili.

I sondaggi politici Ixé trasmessi questa mattina da Agorà sulla "fiducia nei leader", a una prima occhiata, non regalano grandi novità. Ma solo a una prima occhiata, perché tra tutti i vari leader e quasi leader che compaiono in questa sorta di gara di popolarità, si nota che Silvio Berlusconi, il Cavaliere decaduto, guadagna qualcosa come sei punti percentuali. Un risultato che non spicca quanto dovrebbe, dal momento che il leader di Forza Italia (che pure ha fatto un bel salto nei sondaggi) rimane ancora lì, a "metà classifica".

Nei giorni che seguono la decadenza il Cavaliere guadagna consensi, e non pochi, ma rimane pur sempre un personaggio in cui hanno fiducia solo ed esclusivamente i suoi elettori. E questo non può bastare in una tipologia di sondaggio che inevitabilmente premia i leader in grado di attrarre consensi, letteralmente, a destra e a manca. Come si vede, d'altronde, dando un'occhiata a quelle che sono le prime tre posizioni.

Napolitano ha nuovamente scavalcato Matteo Renzi, che ha perso un po' di smalto nelle ultime settimane. Il suo obiettivo è "quota 50": il numero che dimostra matematicamente come in un Italia da sempre spaccata a metà lui riesca a attirare voti in maniera trasversale. Una quota, tra l'altro, che nei mesi scorsi aveva abbondantemente superato. Il suo livello di popolarità, comunque, è qualcosa che tutti gli altri politici si sognano. A cominciare da Enrico Letta, che rimane saldamente sul podio in virtù del suo essere il premier delle larghe intese, ma settimana dopo settimana continua a cedere punti. I tempi in cui insidiava Matteo Renzi sono ben lontani. La sua fiducia, ormai, è scesa al 37% (meno quattro punti in una sola settimana).

Beppe Grillo, quarto posto, rimane il leader "divisivo" più amato dagli italiani. Quello indicato da tutti gli elettori del Movimento 5 Stelle senza distinzioni e probabilmente non solo da loro. Segue Alfano, che da quando ha messo all'angolo Berlusoni (vedremo quanto durerà) ci ha guadagnato parecchio. E poi tutti gli altri: Vendola, Marino, Epifani e Monti.

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