Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

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Alitalia: forse al decollo il piano “Fenice” di Berlusconi. Il premier: “Una newco con dote da 1 mld. Ma 5.000 esuberi. Sindacati zitti, altrimenti salta tutto”. Veltroni: “Il governo riferisca in aula. Il doppio degli esuberi dell’accordo con Air France. Pagheranno gli italiani”.

Il nostro commento. Finirà mai la brutta storia di Alitalia? Dopo un tira e molla inconcludente e una trattativa condotta al buio, Berlusconi tira fuori il coniglio dal cappello: “Il piano c’è. I soldi ci sono”. La nuova Alitalia del piano “Fenice”, in discussione nel cda, avrà una dotazione iniziale di 1 miliardo, di cui 300 mln dal prestito ponte del Governo e 700 milioni dalla cordata italiana. Ci sarebbero Ligresti, Benetton, l’armatore Aponte. Forse è fuori Colaninno. Dentro anche Carlo Toto, ma con Ap Holding non con direttamente con Air One, troppo indebitata. Una parte dell’assetto della nuova Alitalia sarà quindi in mano ai privati e si costituirà anche una “bad company” dove si faranno confluire tutte le passività. Di fatto rinasce la Gepi (finanziaria Iri col compito di entrare nel capitale di aziende private in crisi e di ristrutturarle e poi uscirne) degli anni 70. Tradotto, vuol dire un nuovo intervento dello Stato pagato dai cittadini. La soluzione passa con un nuovo intervento della mano pubblica e con 5 mila licenziamenti (in parte riassorbiti, cioè a costo del contribuente). Prendere o lasciare. Per i sindacati è un out out, altrimenti, parola di Berlusconi “Salta tutto”. Tolto il dente poi può arrivare la soluzione con un nuovo partner internazionale, 90 nuovi aerei in arrivo e la riapertura di collegamenti con importanti rotte internazionali oggi chiuse (Asia e Cina davanti a tutte). Forse il “tricolore” continuerà a veleggiare sui cieli del mondo. Ma il gioco vale la candela? Alitalia perde tra 1 e 2 milioni di euro al giorno. Fino a settembre la vertenza resta aperta. Almeno altri 135 giorni, cioè altri 200 milioni di euro gettati al vento, oltre al prestito ponte di 300 milioni di euro. La cordata italiana c’è, spreme il limone. Poi passa all’incasso. Davvero tanti complimenti a Berlusconi e al governo. E ai sindacati. Caro Veltroni: ma davvero Air France era la soluzione e non una svendita?

Silvio Berlusconi: “Oramai ci siamo. Nella trattativa con Air France erano state poste delle condizioni inaccettabili. Comunque ci saranno varie sinergie con Parigi. Opposizione e sindacati dovrebbero collaborare e accettare il nostro nuovo piano. Meglio avere 5 mila esuberi che 20 mila. Andremo avanti a tutti i costi”.

Walter Veltroni: “Si prospetta una soluzione fatta in camera e cucina, altro che accordo di respiro internazionale! Se fosse andato in porto l’accordo con Air France gli esuberi sarebbero stati 2.500, ieri Berlusconi ne ha annunciati 5.000. Questo dice tutto. La domanda su quale sia la soluzione migliore per Alitalia attende una risposta dal Governo che continua a prendere soldi dalle tasche degli italiani”.

Stephan Gemkow (direttore finanziario Lufthansa): “L’Italia resta un mercato importante per la compagnia tedesca e Alitalia ha bisogno di una seria ristrutturazione”.

Altero Matteoli: “Il governo sta lavorando per salvare e rilanciare Alitalia. Non solo. Dobbiamo potenziare anche l’aeroporto di Malpensa che è una grande risorsa e non è pensabile che anche nel governo ci sia chi vuole renderla secondaria”.

Antonio Di Pietro: “E’ ancora tutto in alto mare. La strategia messa in campo non ha futuro e le conseguenze disastrose si riverseranno su tutto il settore del trasporto aereo italiano e in particolare su Roma”.

Anna Finocchiaro: Per Alitalia c’è bisogno di una soluzione elevata e internazionale. Dopo il criminoso atto che ha fatto saltare l’accordo con i francesi, la soluzione prospettata da Berlusconi non solo è confusa ma è soprattutto dannosa”.

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