Iran, stop all'arricchimento dell'uranio da gennaio

Sospesa, da gennaio, per sei mesi l'attività di arricchimento dell'uranio oltre il 5%: l'Iran cambia rotta?

Nucleare civile o bellico?

Il punto è tutto qui: quello dell'atomo nella Repubblica Islamica è una questione che il medioriente si trascina appresso da anni, giunta ad una fase di pericoloso e precario stallo con la drammatica presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, che ha trascorso buona parte del tempo in politica estera ad insultare e minacciare Israele.

Se le elezioni di pochi mesi fa, e l'avvento di Hasan Rouani, hanno rappresentato una piccola svolta nella società iraniana, che si trova oggi ad un cambio generazionale netto, con il passaggio di consegne da chi ha fatto la rivoluzione a chi, quella rivoluzione, l'ha subita in termini di diritti civili e libertà di pensiero, certamente l'annuncio di Reza Najafi, ambasciatore iraniano all'AIEA (l'agenzia atomica delle Nazioni Unite), rappresenta una svolta nella politica estera ed energetica della Repubblica, che in cambio di questo arresto otterrà un primo alleggerimento delle sanzioni internazionali.

L'Iran, ha spiegato oggi pomeriggio Najafi da Vienna, dove si tiene una conferenza internazionale delicatissima per il futuro dell'atomo in medioriente, rinuncerà per sei mesi, da dicembre 2013 o al più tardi da gennaio 2014, al suo programma di arricchimento dell'uranio oltre il 5%; questa decisione ottempera a quanto previsto dall'intesa, raggiunta nei giorni scorsi a Ginevra, con il gruppo di contatto dei "5+1", che sta tentando di risolvere definitivamente il problema del nucleare in Iran.

Da un lato c'è Israele, preoccupatissimo fino alla fobia che l'Iran stia mettendo semplicemente in campo una nuova diplomazia atta a coprire i soliti piani diabolici del regime degli ayatollah di Tehran, mentre dall'altro c'è il sacrosanto diritto di Tehran ad arricchire l'uranio per scopi di energetici: la Repubblica islamica punta alla totale autonomia energetica grazie alla ricerca sul nucleare, nonostante anni di embargo abbiano sostanzialmente creato un'autarchia energetica interna piuttosto importante.

C'è chi, malignamente, su Al-Jazeera fa notare che il terremoto di oggi abbia dato quella "necessaria spinta" che forse, vista l'intansigenza israeliana e l'orgoglio persiano, ha rappresentato un po' "la svolta" nell'accordo, dando la spinta definitiva alla decisione degli ambasciatori della Repubblica Islamica.

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