Ucraina, migliaia in piazza: "Europa e diritti civili"

Nuova manifestazione a Kiev dopo il congelamento dei rapporti tra Ucraina e Bruxelles: gli ucraini chiedono democrazia

Nonostante le decine di dichiarazioni d'intenti attestanti le migliori intenzioni l'Ucraina e il suo popolo restano fermi al palo, congelati nelle trattative con Bruxelles e nei più basilari diritti civili: il Presidente Viktor Yanukovich continua a voler tenere il piede in due scarpe, una in Belgio l'altra in Russia, tergiversando e chiedendo all'Ue maggiori garanzie economiche e finanziarie per il suo ingresso nelle trattative che porteranno il paese ex-sovietico (forse e chissà quando) ad essere membro dell'Unione.

Quest'oggi l'ennesima presa di posizione di Yanukovich ha bloccato, per il momento in modo definitivo, ogni trattativa per avviare il percorso di introduzione dell'Ucraina nell'Unione Europea: troppi soldi, quelli chiesti da Yanukovich per l'emancipazione da Mosca. Già nel corso della settimana però era chiaro quale sarebbe stata la posizione di Kiev al vertice di Vilnius; il mancato accordo sulla scarcerazione del leader dell'opposizione arancione Yulia Tymoshenko, arrestata nell'ambito di un processo che ufficialmente la vede imputata per aver stipulato un contratto per la fornitura di gas russo all'Ucraina senza aver avuto il preventivo consenso del governo, ma ufficiosamente per silenziare con pugno di ferro le brillanti voci d'opposizione che illusero il paese, nel 2006, di essere uscito dall'oblio dell'egemonia "socialista", aveva già reso piuttosto chiaramente quale sarebbe stata la posizione di Kiev.

Più Mosca e meno Bruxelles, anzi solo Mosca ed è proprio questo il punto: il miliardo di euro promesso da Bruxelles per l'associazione è "elemosina", dichiarò giorni fa Yanukovich chiudendo la porta ai missionari di Barroso. Nel tentativo di mescolare le carte e confondere i giochi lo stesso Yanukovich ha proposto la discesa in piazza dei cittadini ucraini contro il "colpo di Stato dell'Ue" ai danni della sovranità ucraina.

L'effetto ottenuto è stato opposto, ma è tenuto a bada dalla propaganda ucraina, e mal considerato dal resto d'Europa: le migliaia di manifestanti che da giorni scendono in piazza nelle principali città ucraine non chiamano a gran voce il loro presidente ma la loro leader Tymoshenko, sventolando bandiere ucraine e dell'Unione Europea e vestendosi di arancione in memoria della rivoluzione portata avanti dalla "Giovanna d'Arco d'Ucraina", che in questo momento combatte con uno sciopero della fame ed invoca il sostegno della piazza Ucraina.

Il legame tra Ucraina, Russia, Bielorussia e Kazakhstan non è tuttavia meramente economico, e abbiamo potuto rendercene conto con le recenti vicissitudini di politica estera e nei fatti di cronaca raccontati negli ultimi mesi: il tema, forse più scottante di meri dati economici sulla crescita, seppure importanti, e forse più urgente di quella crescita economica, seppure urgente, è unico: i diritti civili.

In questa Europa che guarda ad est sono i diritti civili e non l'economia a fare da reale spartiacque tra due civiltà che vogliono incontrarsi, previo parere dei governanti e degli oligarchi: Europa ed Asia non sono mai state così vicine e, paradossalmente, così lontane. Il tutto si coagula in quell'Unione Eurasiatica che Putin vorrebbe lanciare da qui al 2015 e che rappresenterebbe per l'economia dell'Ue un dramma, sopratutto in campo energetico ed industriale, e per i diritti civili dei cittadini europei un enorme punto interrogativo.

Abbiamo potuto rendercene conto nella recente visita di Putin in Italia, con i pochi atti di contestazione e disobbedienza civile repressi duramente dalla Polizia di Stato italiana (in questo molto più russa): la denuncia beccata da un paio di Radicali a Roma, la censura di Vladimir Luxuria a Trieste, tutti piccoli pezzi di un puzzle ancora complesso da osservare ma che comincia a delineare connotati inquietanti, anche nel paese delle larghe intese (l'Italia, ndr).

La posizione italiana in materia è chiarissima: l'affare Shalabayeva, l'accoglienza riservata a Putin ed il servizio d'ordine in modalità russa, gli interessi di Eni in quel quadrante del pianeta, le ultime dimostrazioni di affetto nella gestione dell'ordine pubblico, gli annosi problemi con la giustizia, le difficoltà che ha anche la nostra democrazia a cercare una via di fuga dai 60 anni di "regime partitocratico", così lo chiama qualcuno, sono tutti tasselli del puzzle che cominceremo a comporre quando inizierà il semestre di presidenza europea dell'Italia.

Enrico Letta è stato piuttosto chiaro sulla direzione che intende dare all'Europa: verso l'alto e verso est, senza tuttavia mai nominare il rispetto dei diritti civili ed umani, che in un accordo tra stati democratici dovrebbe essere la base sulla quale costruire qualsivoglia trattative.

In Europa usiamo altro: il petrolEuro e il manganello. In stile Amarcord.

Ucraina, migliaia in piazza per l'Ue

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