Finanziamento pubblico ai partiti, la Corte dei Conti solleva dubbi di legittimità

A 20 anni dal referendum del 1993 il procuratore regionale del Lazio della Corte dei Conti Angelo Raffaele De Dominicis solleva dubbi di costituzionalità per il finanziamento pubblico ai partiti

Che il referendum radicale del 1993 sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti non fosse stato esattamente rispettato dalla politica e dalle istituzioni italiane ce ne si era accorti già da tempo e lo stesso vale per quella che da 20 anni viene definita, dai promotori di quel referendum, "truffa dei rimborsi elettorali".

Eppure per più di 20 anni si è andati avanti come se nulla fosse: i partiti a percepire quei rimborsi, illegittimi, e il buon vecchio Pantalone a erogare denari, oltre 2,7 miliardi di euro in totale, come prima, più di prima. Il caos tangentista, "la pancia" del Paese, le inchieste meneghine che decapitavano tutti i principali partiti politici in Italia, la pressione politica che il Partito Radicale ha fatto per ottenere il rispetto di quella consultazione, nulla è servito a tornare sul tema. Ci ha pensato però la Corte dei Conti ieri che, nell'ambito del processo per danno erariale all'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, ha paventato dubbi di costituzionalità sul finanziamento pubblico per bocca del procuratore regionale del Lazio della Corte dei Conti Angelo Raffaele De Dominicis.

Il procuratore, rivolgendosi alla sezione giurisdizionale regionale della Corte dei Conti, ha chiesto di dichiarare rilevante la questione di legittimità e di inviare gli atti alla Consulta: secondo De Dominicis le leggi varate tra il 1997 e il 2012 sono tutte in aperto contrasto con l'articolo 75 della Costituzione: non solo si manifestano elusive e manipolative della volontà popolare ma rappresentano una vera e propria truffa, ripristinata con "camuffamento" più volte.

In particolare, sottolinea il procuratore De Dominicis, è stato il decreto milleproroghe del 2006 a segnare la stangata finale:

"Il finanziamento alla politica, ancorchè negato dal corpo elettorale, è stato magnanimamente esteso all'intero quinquennio del mandato parlamentare, anche a prescindere dalla durata effettiva della legislatura. [...] Nel 2006 hanno introdotto una norma mostruosa con cui si stabilisce che il finanziamento, il contributo o rimborso, dura 5 anni anche se la legislatura dovesse finire prima, cosa che avvenne due anni dopo nel 2008 e quindi i signori del Parlamento ebbero il contributo per la nuova legislatura ma anche per la vecchia. Tutti i partiti raddoppiarono per tre anni il contributo, che è andato anche a anche a chi era stato bocciato dal corpo elettorale, e partiti piccolini che erano stati letteralmente cancellati hanno continuato a beneficiare di questi soldi fino ad arrivare al caso mostruoso della Margherita."

Quel referendum del 1993 ritorna come i peperoni della zia al pranzo domenicale, senza tuttavia essere mai digerito dalla democrazia italiana, che oggi si ritrova nuovamente a parlare di come salvare capra e cavoli continuando imperterrita a dimenticare che il 93% degli italiani che votarono quel referendum, 20 anni fa, chiesero perentoriamente l'abolizione di qualsivoglia finanziamento pubblico ai partiti: la truffa si consumò poco dopo, quando nottetempo i capigruppo e i tesorieri di tutti i partiti si riunirono per trovare una soluzione per evitare la bancarotta e continuare la dolce vita.

La nascita dei rimborsi elettorali fu semplicemente l'estensione, la pelle, di quella longa manus che la partitocrazia ha tenuto, e tiene, sui miliardi di euro dei contribuenti; le carni, i muscoli, i tendini, le ossa di quella mano però sono ancora ben salde sul finanziamento pubblico, a 20 anni dal referendum..

E' grave che abbia dovuto pronunciarsi la Corte dei Conti (e, con ogni probabilità, lo farà anche la Consulta) ma forse più grave è che la Corte dei Conti si sia pronunciata in materia con 20 anni di ritardo e 2,7 miliardi di rimborsi già erogati e svaniti nel nulla: una sorta di pallone colto al balzo nell'ambito di un processo che fa molto discutere, quello all'ex tesoriere della Margherita Lusi, ma che ha anche molti gemelli sparsi nello stivale (dai leghisti al Pdl fino al Pd, passando dal magma centrista, crociato, giustizialista, socialista, comunista e via discorrendo).

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO