Ore 12 - Il referendum di Di Pietro a doppio taglio. Affettato Berlusconi o Veltroni?

altroA pensare male si fa peccato, ma il più delle volte ci s’azzecca. E’ Andreotti a ripeterlo.

Non riteniamo che Di Pietro non creda in quello che fa e non ritenga giusto lanciare e sostenere il referendum per abrogare il lodo Alfano, “immorale”, secondo l’ex pm.

Ma alla fin fine c’è da credere che il leader dell’Idv abbia soprattutto a cuore gli interessi (legittimi) del suo partito e che imbarcarsi in questa avventura porti visibilità e consenso all’ex pm. Ma è proprio così o Tonino stavolta ha sbagliato i conti?

Di Pietro sa che con questa iniziativa, già in partenza, pur incassando l’ok di Mario Segni, Carlo Leoni leader di Sd, e forse di Rifondazione, perde frange dei “girotondi” di Piazza Navona.

Forse l’ex Pm si “accontenta” di buttare una “bomba” nel Partito democratico e di carpirne i voti dell’area “giustizialista”. Gli ulivisti, con l’ex ministro Arturo Parisi in testa, sono i primi a dichiarare che porranno la loro firma per il referendum e sosterranno incondizionatamente Tonino. Non fosse altro per fare uno sgarbo a Veltroni che oggi, pressato da Marco Follini e dagli ex popolari preoccupati di una deriva “grillista”, dirà il suo “no grazie” a Di Pietro, ribadendo che il Partito democratico sarà impegnato su altri temi, “quelli che interessano davvero la gente” e a sciogliere il nodo caldo della riforma elettorale per le Europee.

E c’è di più. Fa riflettere la posizione dell’ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, oppositore del lodo Alfano ma perplesso perché “a ogni partito che lo promuove, il referendum, a prescindere dagli esiti, porta sempre visibilità. Ma se il quesito dovesse fallire, anche per mancanza di quorum, tutta l’opposizione ne uscirebbe male”.

Alla fin fine significa che ad uscirne con le pive nel sacco sarebbe il Pd, ondivago (“Il problema non è abrogare o meno il lodo Alfano –dicono al loft- ma risanare la macchina giudiziaria, assicurando garanzie e certezza della pena”) e diviso. E sarebbe Berlusconi a passare all’incasso, passando per uno “invincibile”.

Messa così, il pronostico è bello fatto: vincerebbe comunque Berlusconi, sia che il premier inviti gli italiani a disertare le urne, sia se li chiama a votare contro. Allora?

Forse altra strada non c’è, come suggerisce l’ex procuratore generale di Milano Gerardo D’Ambrosio, che “sperare che pm e giudici sollevino la questione di costituzionalità di fronte alla Corte costituzionale”.

A meno di tornare a ridiscutere con il premier, con un Pd disponibile a discutere anche dell’azione penale e delle carriere dei magistrati. Conclusione. Il Pd, in linea con il Quirinale, punta a valorizzare il ruolo delle Camere, non dequalificarlo.

Il Referendum? Un (altro) regalo a Berlusconi, oltre a uno spreco di soldi pubblici. Tonino, Tonino!

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