Carceri, Napolitano torna sull'indulto: "Il Parlamento abbia senso di responsabilità"

Il Presidente della Repubblica è intervenuto in un convegno in Senato. Il ministro Cancellieri: "A breve un pacchetto di misure su carceri, processo penale e civile"

Torna in auge il complesso e scarsamente popolare tema carceri: in un convegno organizzato per quest'oggi alla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica, avente titolo "La clemenza necessaria. Amnistia indulto e riforma della giustizia" è intervenuto nella tarda mattinata anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano che ha rilanciato il contenuto del suo messaggio alle Camere, rimasto ad oggi completamente inascoltato.

Al convegno (qui il video integrale realizzato da Radio Radicale), aperto dall'intervento del senatore Luigi Manconi, Presidente Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, erano presenti anche il deputato del PD Sandro Gozi, Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Pietro Grasso, Presidente del Senato, Laura Boldrini, Presidente della Camera, ed ha registrato gli interventi del costituzionalista Vladimiro Zagrebelsky, della segretario di Radicali Italiani Rita Bernardini, Andrea Pugiotto, professore di diritto costituzionale nell'Università di Ferrara, ed Annamaria Cancellieri, Ministro della Giustizia.

L'intervento di Napolitano è stato inevitabilmente incentrato, con toni duri ma concilianti, su quella totale sordità del Parlamento al messaggio inviato alle Camere l'8 ottobre scorso, ma anche sulle innumerevoli intimazioni all'Italia ed al suo sistema giustizia della Corte europea di Strasburgo e su un altro convegno, nel 2011, in cui sempre Napolitano aveva sollecitato il Parlamento sullo stesso tema.

Il Capo dello Stato, questa mattina, ha sostanzialmente messo al muro la politica: un aut-aut che non è un ultimatum, ha precisato ai cronisti all'uscita dalla Sala Zuccari, ma che prevede necessariamente una definitiva presa di posizione del Parlamento, che o comincia a discutere su come risolvere i problemi delle carceri e del sistema giustizia o dovrebbe chiaramente comunicare la mancanza di volontà politica ad affrontare il problema:

"Il Parlamento deve avere il senso di responsabilità necessario per dire che vuol fare innanzitutto un provvedimento di indulto necessario per ottemperare alla decisione della Corte di Strasburgo. Oppure prendersi la responsabilità di considerarlo non necessario sapendo che c’è la scadenza del maggio 2014. [...] Il mio messaggio indicava l’esigenza di misure strutturali per evitare un ulteriore, nuovo sovraffollamento e anche la possibilità di un indulto, seguito anche da un’amnistia, ma di un indulto. Stamattina abbiamo ascoltato una relazione molto forte di Zagrebelsky che ha sostenuto che l’indulto è la sola misura capace di ottemperare alle fortissime raccomandazioni, per non dire intimazioni, della Corte di Strasburgo."

Un modo, ha spiegato Napolitano, per attirare l'attenzione su un dramma nazionale che però sembra non interessare a nessuno o, almeno, sembra non interessare abbastanza. Sulla stessa lunghezza d'onda infatti c'è stato anche l'intervento del Presidente del Senato Piero Grasso, anch'egli sensibile al tema ma dichiaratosi sostanzialmente impotente per l'inazione di Palazzo Madama in materia.

"Amnistia e indulto sono provvedimenti rispetto ai quali il Parlamento italiano è sovrano in quanto si tratta di scelte che, per il loro rilievo istituzionale e il loro impatto sulla tutela dei diritti umani, devono sfuggire alle logiche maggioritarie che accompagnano l'ordinario procedimento legislativo. [...] Sono provvedimenti di clemenza, concessi dallo Stato ai soggetti condannati per determinate tipologie di reati, rispetto ai quali la Costituzione prevede specifiche garanzie: mi riferisco non solo all’approvazione con legge, ma anche ai quorum elevati richiesti per le relative deliberazioni. Non vi è dubbio che il Parlamento italiano sia sovrano rispetto a queste decisioni che per il loro rilievo istituzionale e il loro impatto sulla tutela dei diritti umani devono sfuggire alle logiche maggioritarie che accompagnano l’ordinario procedimento legislativo”"

ha detto Grasso in una sorta di lezioncina sulle basi della costituzione e sul regolamento parlamentare, un discorso che non ha trovato il punto chiave del problema e che sostanzialmente non ha assunto una responsabilità in materia di carceri e giustizia. Sulla stessa lunghezza d'onda, ma con qualche tentativo di fucilazione alle spalle in più in carriera, il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri ha riportato l'attenzione sul tema amnistia ed indulto, edulcorato da Napolitano (che probabilmente non vede nell'amnistia una possibile via d'uscita a causa dell'inazione politica) ma fondamentale nel dibattito sulle carceri.

Il ministro Cancellieri ha annunciato a breve un pacchetto di misure sul tavolo del Consiglio dei ministri, che toccheranno aspetti della vita nelle carceri, del diritto penale e civile, promettendo il rispetto delle tempistiche date da Strasburgo:

"Amnistia e indulto sono materie che spettano al Parlamento: serve un accordo che superi la maggioranza politica contingente. Come ministro posso solo auspicare un’ampia convergenza tra le forze politiche su un provvedimento di clemenza che avverto come un’ulteriore e importante spinta per far decollare le riforme del sistema di giustizia penale che abbiamo messo in cantiere. [...] La competenza istituzionale ad adottare provvedimenti di amnistia e indulto è chiaramente riservata dalla Costituzione al Parlamento quel quorum richiesto, così elevato e superiore a quello stesso previsto per la revisione costituzionale, impone un accordo che superi la maggioranza politica contingente."

Nel frattempo nelle carceri si continua a morire, due suicidi negli ultimi giorni: secondo l'associazione Ristretti Orizzonti sono 630 i detenuti, in Italia, che dal 2002 si sono tolti la vita in carcere: una cifra che dovrebbe pesare sulle coscienze di chi la giustizia la amministra e di chi dovrebbe riformarla, ma che in realtà diventa materia per statistiche di morte che fanno rivoltare lo stomaco.

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