I 10 punti del Patto dei democratici e dei progressisti di Bersani

L’Italia ce la farà se ce la faranno gli italiani. Ce lo assicurano le prime parole della Carta di intenti del Patto dei democratici e dei progressisti, che il segretario Pd Bersani ha recentemente presentato e reso pubblica.

Un documento insolitamente snello, dieci punti articolati in 13 pagine, che contempla visione, democrazia, Europa, lavoro, uguaglianza, sapere, sviluppo sostenibile, beni comuni, diritti e responsabilità. Quest'ultimo punto era proprio indispensabile (forse doveva essere il primo), dopo il richiamo ai progressisti contenuto nel titolo. Serve infatti a mettere in chiaro come dovranno comportarsi gli alleati di centrosinistra nella malaugurata ipotesi - per loro - della conquista del potere attraverso le elezioni. Si legge che Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a... e poi parte l'elenco delle cose da fare e non fare se si vuole davvero sostenere un esecutivo guidato dal Pd. Tanto per mettere bene le cose in chiaro, il finale recita:

I democratici e i progressisti s’impegnano a promuovere un “patto di legislatura” con forze liberali, moderate e di Centro, d’ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.

Oltre all'annuncio di una bella ammucchiata con l'Udc per varare misure impopolari, la Carta ci parla anche della mai abbastanza discussa Questione meridionale:

Nessun discorso sull’uguaglianza sta in piedi se non si rimette il Mezzogiorno al centro dell’agenda. Le disuguaglianze territoriali, infatti, sono sempre anche disuguaglianze nei diritti e nelle opportunità.

Ritorna quindi la consueta falsa comprensione per i problemi del sud, quando anche le ultime vicende siciliane ci confermano che il problema sono degli amministratori rapaci quanto poco capaci (e i cittadini che li votano) e un flusso di denaro senza controllo che non porta benessere ma arricchisce i disonesti. Sarebbe forse stato più coraggioso e sensato proporre l'abolizione delle Regioni a Statuto speciale, che ormai hanno perso ogni ragione di esistere.

Per finire, tanto per non perdere lo spirito internazionalista, ecco il riferimento a ... "una nazione con la nostra tradizione, situata nel cuore di un Mediterraneo che le rivolte giovanili stanno modificando come mai era accaduto". Purtroppo da Tunisia, Egitto e Siria non è che arrivino tutti questi segnali incoraggianti per il futuro...

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