2 agosto, strage di Bologna: ferita aperta dopo 32 anni.

Quando nella assolata Piazza Maggiore di Bologna, davanti San Petronio, il 6 agosto 1980, quattro giorni dopo la strage fascista della stazione, Renato Zangheri gridò rivolto agli uomini di potere: “Il popolo giudicherà gli uomini del governo soltanto dai fatti, non ci fidiamo più delle promesse e delle parole” il presidente Sandro Pertini strinse il braccio del sindaco comunista mentre il mare di folla invocava giustizia.

Già allora, pur in situazioni assai diverse da oggi, la Repubblica fondata sui partiti non esisteva più e i poteri costituzionali reggevano solo perché su quel palco, sopra 85 bare di morti innocenti, in una Italia insanguinata da stragi nere e omicidi delle BR, c’erano due uomini come Pertini e Zangheri.

Oggi Bologna ricorda la tremenda strage del 2 agosto, gli 85 morti, i 200 feriti. Storia dentro altre storie di un dolore che chiede ancora giustizia e grida vergogna. La verità dov’è? Dov’è quel rinnovamento del potere, delle istituzioni, dei partiti, invocato dopo le 10 e 25 di quel maledetto 2 agosto?

Gli italiani, al di là delle divisioni di partito e (si diceva allora) di classe, erano certi di una svolta, senza la quale la politica sarebbe stata travolta. Quel 6 agosto c’era però anche la certezza che né lo Stato né la democrazia sarebbero stati cancellati perché difesi da un popolo che conosceva bene l’amaro calice della dittatura e non voleva tornare indietro. Quei morti sono i morti di un Paese che non ha saputo chiudere una ferita che sanguina da 32 anni. Un solco aperto fra popolo e potere, cittadini ed eletti, elettori e partiti.

I bolognesi, e non solo loro chiedono oggi al “potere” di non farsi vedere alla commemorazione. E’ una forma di sterile arroganza? Forse. Ma quel potere che in decenni non ha voluto sciogliere il perverso intreccio tra stato ed antistato, individuare i mandanti e punire i colpevoli, non ha diritto di parola. Purtroppo quel potere oggi celebra ancora una sua vittoria: che è la sconfitta di tutti gli italiani.

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