Tensioni al corteo per l'Ilva: operai contro operai


Momenti di tensione a Taranto durante il corteo dei sindacati a sostegno dell'Ilva e dei suoi operai, dopo l'ordinanza di sequestro che ha messo i sigilli e fermato la produzione del più grande stabilimento siderurgico italiano, accusato di disastro ambientale. Gli scontri sono avvenuti tra le due frange di sindacati.

Da un lato Cgil, Cisl, Uil e Fiom che sfilavano per tenere la fabbrica aperta anche a costo della salute; dall'altro, i Cobas, i centri sociali e gli ambientalisti che chiedevano la chiusura definitiva degli impianti. Questi ultimi hanno interrotto il comizio dei leader sindacali: prima Bonanni è stato allontanato dal palco a suon di fischi, poi Maurizio Landini è stato oggetto di lanci di uova e fumogeni colorati. Solo dopo più di mezz'ora le forze dell'ordine sono riuscite a riportare la calma.


I contestatori hanno accusato i sindacati di essere scesi in piazza per difendere non i lavoratori ma i "padroni" dell'Ilva, uno stabilimento che non solo violerebbe le leggi in materia ambientale, ma anche i diritti dei lavoratori. Dal canto loro i sindacati, così come le autorità politiche, pur conoscendo i problemi dell'Ilva sono consapevoli che la sua chiusura rappresenterebbe una tragedia per l'economia di Taranto. Un eterno dilemma che la città pugliese si porta dietro da anni: da una parte c'era, e c'è, il diritto al lavoro, dall'altro il diritto alla salute.

Non è da oggi che l'Ilva è sotto accusa per disastro ambientale. Il dispositivo del Gip di Taranto che ha messo i sigilli agli stabilimenti si rifà a dati che risalgono al 2008, ma a cui nessuno aveva dato seguito. Dopo la notifica dei sigilli "virtuali" e delle misure cautelati contro alcuni dirigenti, alcune aree dell'Ilva sono state spente, in attesa della sentenza del tribunale del Riesame, prevista per domani, che dovrà decidere sull'eventuale riapertura.

Foto | ©TMNews

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