Bersani e il centro sinistra che non c'è: Polo della Speranza o della ...disperazione? E la crisi va ...

Fa notizia (e fa paura) lo spread, la crisi “virtuale”, non quella reale. Anche un’azienda come Richard Ginori chiude, un trafiletto e via. Il prodotto interno lordo diminuirà del 2 per cento e passa e il morso della recessione, in autunno, sarà ancora più lacerante. Più lavoratori disoccupati, più giovani a spasso, saracinesche dei commercianti abbassate, cancelli delle imprese chiuse mentre i risparmi dei vecchi pensionati evaporano come acqua al sole. E’ questo il quadro del dopo ferie in Italia.

Ci fosse Ennio Flaiano, ripeterebbe l’ammonimento: “La situazione è grave, ma non è seria”. Tant’è che il premier Monti vede la luce della fine del tunnel, non si capisce se per un abbaglio, per disperazione o per illudere se stesso prima degli italiani. Monti brilla all’estero ma in Italia il suo governo tecnico non accende una lampadina che sia una. Buio fondo.

Di fatto va in onda un film già visto, stavolta con le tinte di uno psicodramma collettivo, con sullo sfondo tutti i protagonisti della scena, con le antiche maschere napoletane o veneziane. C’è chi gioca, specie nel campo politico –come Grillo, Vendola, Berlusconi e la Lega – accendendo fiammiferi dentro una raffineria di benzina, e c’è chi finge di giocare, corre su un tapis roulant, resta fermo sulle proprie posizioni, come nulla fosse.

Eccoli tutti schierati, pronti per l’autunno iper bollente dopo l’arsura dell’estate. Chi sono? Il governo Monti del blabla, forte con i deboli e debole con i forti, i partiti pieni di soldi e vuoti di idee e di democrazia, i sindacati padronali e i sindacati dei lavoratori che mimano i bei tempi andati, ai tempi di Agnelli e Lama, capaci di dare ordini persino ad Andreotti premier.

Convitato di pietra è la crisi economica. Si continua a predicare austerità e a portar via con tagli e imposte le ultime briciole a chi è già stato spennato, a perder tempo alle feste dell’Unità (democratiche) su nuovi modelli di sviluppo che nessuno sa come, soprattutto si lanciano reciproci anatemi e ferocissime contumelie, forgiando le armi in vista delle prossime elezioni politiche, la madre di tutte le battaglia.

Qui siamo. E il buon Bersani, con il più o meno sinistro Vendola, lanciano (e poi berlusconamente ritrattano…) il Polo della Speranza. Alias, il Polo della Disperazione. Parafrasando Benigni e Troisi: “Non ci resta che piangere”.

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