Crisi politica: rottamatori o guastatori? Quando i leader della Dc, del Pci, del Psi erano giovani e con gli ... "attributi"

In questa Italia povera di soldi, di idee e, soprattutto di classi dirigenti, abbondano in politica gossip mediatico e schematismo intellettuale. Manca la memoria storica e ogni volta che appare sulla scena, tutti dietro al nuovo pifferaio di Harlem. La parola rinnovamento diventa il refrain più di moda che trova nel sindaco Matteo Renzi, il leader dei “rottamatori”, quasi come un Mao con il nuovo libretto rosso.

Si vuole creare uno scontro generazionale … “a prescindere”, come se essere nati dopo di un altro sia in politica sempre e comunque garanzia di miglioramento. Batti e ribatti, addirittura è passata l’idea che il “vecchio” è tutto ciò che appartiene alla prima Repubblica, quando, forse per la tv in bianco e nero e con i politici non truccati e non rifatti, i capi partito e i nostri governanti sembravano vecchi bacucchi.

Ma era proprio così? Davvero negli anni 50 e 60 non c’era, specie nei grandi partiti, rinnovamento? Qualche esempio per smontare questa balla storica. La DC, il più grande partito italiano che viaggiava ben oltre il 40% dei consensi elettorali, viene dipinto che la “Balena bianca” immobile per antonomasia. Ebbene Aldo Moro e Arnaldo Forlani furono eletti segretari generali del partito rispettivamente a 44 anni e a 42 anni. Amintore Fanfani ministro del Lavoro a 39 anni. Giulio Andreotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con premier Alcide De Gasperi, all’età di …28 anni!

Nel Pci Enrico Berlinguer diventò il capo a 49 anni e nel Psi Bettino Craxi fu eletto segretario a 42 anni. Nelle federazioni dei partiti, nei sindacati, nelle istituzioni, alla guida c’erano giovani ventenni e trentenni. Ma non erano solamente giovani di età perché ognuno era stato scelto dopo una durissima selezione sul campo, nella lotta politica esterna e interna, nella formazione culturale, nella capacità di direzione e di presentare e gestire progetti politici e istituzionali.

E oggi? I partiti personali e padronali hanno prodotto la miseria che è sotto gli occhi di tutti: il Trota, la Minetti, i parlamentari nominati, i mille e mille “dirigenti” inventati e cooptati dai capi e capetti hanno messo in ginocchio il Paese.

La “rottamazione” alla Renzi è lo scimmiottamento della “rivoluzione culturale” cinese, una pagina fra le più oscure della storia. E’ ancora valido il monito togliattiano del “rinnovamento nella continuità”?

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