Di Pietro "usa" Craxi contro Napolitano. Ma il "buco nero" del Pci resta ...

Torna indietro, molto indietro Antonio Di Pietro, servendosi addirittura di un interrogatorio fatto a Bettino Craxi su Tangentopoli, per un nuovo attacco a raso terra contro Giorgio Napolitano accusato di avere sostenuto il sistema della prima Repubblica e di avere approvato il finanziamento del Pci da parte dell’Urss, Paese “nemico” dell’Italia e della Nato.

Fu nelle elezioni del 1992 che per la prima volta il Pci non si presentò, cambiando nome in Pds. L’utopia comunista era stata infranta in tutto il mondo dalla realtà e anche il Pci non c’era più. Fino ai tempi di Berlinguer segretario il Pcus, cioè l’unico partito al potere in Urss, aveva per 50 anni finanziato il Pci.

Era quello stesso Pcus che aveva imposto in Unione Sovietica (e nei Paesi satelliti) la “dittatura del proletariato”, con le purghe, i gulag, i processi truccati, le esecuzioni in massa, la distruzione della personalità, lo spionaggio eretto ovunque, fin dentro le singole famiglie, a sistema e pratica ecc.

Palmiro Togliatti, colto e cinico, apparteneva ai vertici di quel sistema di potere internazionale (Comintern) e la via italiana al socialismo fu una trovata (di Stalin) dopo la spartizione del mondo a Yalta, essendo impossibile una rivoluzione socialista in Italia e negli altri Paesi occidentali. Il comunismo fece del partito il nuovo principe (Gramsci), il dio mondano al quale tutto andava sacrificato, concezione totalitaristica per disumanizzare la politica e cancellare il valore della persona in favore di astratti furori ideologici e di astratti soggetti collettivi, la classe, il partito ecc.

Il Pci fu molte cose insieme, ma soprattutto fu figlio di quel sistema e i suoi dirigenti, Napolitano compreso, non possono non sentire anche il peso delle proprie responsabilità personali. Poco conta oggi col senno di poi e col bilancino come e quando il Pci ruppe con quella ideologia da cui nacque in Italia nel 1921.

Craxi, leader socialista di qualità e limiti, disse a modo suo una verità: “Tutti i partiti rubano per vivere, il Pci più di tutti perché da sempre prende soldi dall’Urss”. Tutti colpevoli, quindi tutti assolti.

Non è questa la sede per spaccare il capello e arrampicarsi su altri specchi tipo che allora si rubava per il partito, oggi i politici rubano per arricchirsi personalmente. Come poteva però Berlinguer vantarsi per la “diversità” del Pci, partito “dalle mani pulite”?

E Giorgio Napolitano, pur contrario a questa impostazione, si limitò a qualche scaramuccia a Botteghe Oscure, a porte chiuse. Perché il Pci non prese il toro per le corna, con una vera e profonda autocritica ideologica, storica, politica e personale dei sui gruppi dirigenti? Perché godeva del tintinnar delle manette che cancellava i nemici storici, la Dc e il Psi. Mors tua vita mea. Andò proprio così? Oggi Di Pietro sollevando polveroni legati all’attualità politica ha il dovere di dire di più, sul piano storico. E Giorgio Napolitano non può rispondere infastidito.

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