Ore 12 - Torna "l'austerità come sviluppo". Con Berlinguer, dove sarebbe Berlusconi?

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I carrelli della spesa sempre più vuoti, le vacanze sempre più brevi, il caro benzina, il caos rifiuti sono alcuni esempi della crisi che avanza. Una crisi che in Italia si aggrava ma non riguarda solo il nostro paese. In crisi c’è un modello di sviluppo. Il nostro modo di produrre, di consumare, di vivere.

Nel suo ultimo saggio “Sobri per scelta verso la felicità” Serge Latouche, economista e sociologo, mette il dito nella piaga del rallentamento della crescita, l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie, l’abbandono dei programmi sociali, sanitari, educativi, culturali e ambientali che assicurano una decorosa qualità della vita per tutti.

Latouche propone una “società sobria per scelta”, nella quale “si lavorerà di meno per vivere meglio; si consumerà meno ma meglio; si produrrà meno rifiuti e si riciclerà di più”.

In definitiva, è un richiamo a ritrovare “il senso della misura, di inventarsi la felicità nella convivialità piuttosto che nell’accumulazione frenetica”.

Questo il pensiero di un cattolico. Sentite che diceva un marxista come Enrico Berlinguer nel famoso intervento sull’ “Austerità” al Teatro Eliseo di Roma nel 1977: “Bisogna abbandonare l’illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazioni e di risorse, di dissesto finanziario”.

Inoltre: “Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l’indigenza, essa deve avere come scopo quello di instaurare giustizia, efficienza, ordine e una moralità nuova ...”.

Erano tempi in cui gli attori facevano il loro mestiere. Come i nani, i ballerini e le veline. Chissà se con uno come Berlinguer il Cavaliere di Arcore sarebbe l’inquilino “fisso” di Palazzo Chigi?

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