Referendum contro la casta: raccolte 1.300.000 firme. Saranno valide?


Abbiamo già parlato del referendum anti-casta, fenomeno del web, al centro delle polemiche perché in molti mettono in dubbio la validità delle firme raccolte e persino l'uso che gli organizzatori vorranno farne. Adesso però la raccolta è finita e le firme sono 1.305.639, un risultato eccezionale soprattutto se si considera che alle spalle di questa raccolta firme non ci sono promotori eccellenti, e che per molte settimane i media hanno oscurato l'iniziativa.

In una conferenza stampa a Montecitorio, il segretario di Unione Popolare, partito promotore, Maria Di Prato ha presentato i risultati della raccolta firme e ha finalmente risposto ai dubbi sulla validità delle firme, dubbi che sono stati sollevati da più parti e a cui finora erano arrivate risposte parziali e non soddisfacenti.


Al centro della questione c'è la tempistica: la legge prevede le firme non possano essere depositate più tardi di tre mesi dopo la vidimazione dei fogli e non nell'anno anteriore alla scadenza del mandato della camera. La prima finestra utile sarebbe quindi a gennaio, oltre i tre mesi previsti. Quindi tutte le firme andrebbero cestinate: ma per Maria Di Prato (che se l'è presa con il M5S per il tentativo di boicottaggio) non è così, e per avvalorare la loro interpretazione della legge si sono rivolti a 11 giuristi esperti in diritto costituzionale.

Secondo l'interpretazione di questi esperti, i mesi di ottobre, novembre e dicembre in cui le firme non possono essere presentate, non vanno conteggiati nel computo delle scadenze per presentare i quesiti, quindi a gennaio le firme saranno ancora valide. Vedremo se anche la Corte Costituzionale la penserà così: in caso affermativo, il referendum non potrà comunque tenersi prima del 2014, allora gli italiani potranno decidere se abolire la diaria di 3000 euro al mese ai parlamentari (se nel frattempo la legge non sarà stata cambiata).

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