Pdl di "lotta e di governo"?

Nel Pdl, partito in caduta libera, il gioco delle parti assegna alla “pasionaria” Daniela Santanchè il ruolo di riaccendere i fuochi degli entusiasmi spenti del “popolo della libertà”. Nel Pdl non si muove foglia che Silvio non voglia. Per cui l’annuncio della signora dai bollenti spiriti: “ad ottobre porteremo un milione di gente in piazza per sostenere la candidatura a Premier di Berlusconi” non è solo una sparata da solleone, bensì il segnale che il Cav intende dissotterrare l’ascia di guerra, pronto (anche) al gran rientro perché: “glielo è stato chiesto da tutta la classe dirigente del partito e soprattutto dai nostri elettori che vedono in lui l’unica personalità in grado di vincere questa campagna elettorale”. Santanchè dicitur. Aggiungendo: “Il voto subito!”.

Ma, come si sa, un conto è parlar di guerra e un conto è farla. Dove sono le truppe “armate” del partitone che fu? Nei gruppi dirigenti, dal centro alla periferia, tira aria di smobilitazione e gran parte dei colonnelli, ufficiali, sottufficiali e graduati, delusi e smarriti, si guardano attorno alla ricerca di nuovi approdi, pronti a cambiar casacca nella logica del si salvi chi può. Al Cav, basterebbe un bagno di folla per sferrare l’ultima crociata? Per questo, per smuovere le acque di un partito assente, la Santanchè ha gettato il sasso (della manifestazione) nello stagno. Ma lo stagno è senza una goccia d’acqua, pelato come la nuova zucca del Cav e così il sasso è rimbalzato come un boomerang.

Il che vuol dire un colpo andato a vuoto. O peggio. Perché la “sciutta” e la canicola portano venti di scissione in un Pdl dove nessuno punterebbe mezzo euro sul successo della nuova avventura guidata dal Cav. Chi sarebbero gli alleati? Il Bossi disarcionato e spennacchiato? Il Casini imparentato con Bersani? Il Montezemolo che mai dividerebbe bottega con il Cav? L’ombra dell’isolamento avanza e preme sul Pdl. Da Cicchitto in giù, tutti sanno che non basterà riverniciare l’insegna della vecchia fureria, per riportare i vecchi clienti nelle urne. Non basterà il nome nuovo o l’ennesimo coniglio che alla fine il Cav tirerà fuori per riportare all’ovile i milioni di elettori in fuga.

Allora? L’unica possibilità di sopravvivenza sta nel segnare il passo, succhiare le ruote altrui, nascondersi dentro una “grande coalizione” post Monti, gridando forte per nascondere le proprie debolezze. Pur di mantenere il potere, la sua “roba” e quant’altro, altra strada Berlusconi non ha: allearsi, allearsi, allearsi. Anche col diavolo.

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