Ferragosto di crisi. Dopo sarà ... peggio! Speranze e timori sul dopo Monti

Per fortuna il clima ferragostano stempera problemi e polemiche anche se, come tutti sanno, poi fra pochi giorni tutti i nodi tornano al pettine. Gli italiani, sotto il martellare della crisi che li costringe a stringere ancora la cinta facendo ferie “ristrette”, avvertono il peso della situazione ma non vedono ancora una via d’uscita dal tunnel.

Gli italiani non amano Monti e il suo governo, ma temono ancor di più il dopo Monti e un governo fatto non si sa da chi e non si sa come. Il nodo di fondo resta la totale sfiducia (disprezzo) nei confronti di questa politica e di questi partiti, tutti protesi – le sfumature positive confermano la regola negativa – a salvaguardare se stessi, disinteressandosi degli interessi generali del Paese.

Nei partiti, già orientati alla prossima campagna elettorale, permane una visione provinciale della crisi e non c’è assolutamente la coscienza politica della “qualità” e della “portata” della crisi mondiale che da ben cinque anni ha sconvolto le economie di tutto il mondo. La globalizzazione guidata dai grandi potentati internazionali dell’economia (in particolare la potentissima oligarchia finanziaria), senza una mediazione della politica, non regge, mettendo a rischio non solo il tenore di vita e il welfare in Occidente, ma anche la tenuta democratica degli Stati e gli equilibri internazionali. E’ in corso, di fatto, una guerra mondiale, pur se combattuta, per fortuna, non con le baionette e le palle di cannone ma con le Borse e i mercati.

L’Europa sbanda ma conta, debole politicamente, ma forte di 500 milioni di persone decisive per le sorti del mondo. Con Monti, l’Italia ha recuperato credibilità internazionale ed è rientrata nei grandi giochi. Ma non basta, perché non ci schiodiamo dal pantano e vecchi lacci e nuovi ricatti dei partiti non consentono riforme per la ripresa.

Berlusconi e il berlusconismo hanno prodotto danni enormi. Ma, come ricorda il vecchio saggio Alfredo Reichlin: “Da almeno 20 anni è la struttura profonda dello Stato che si è indebolita. La società italiana ha perso coesione, ha smarrito quello che è la condizione prima dello sviluppo: un patto di cittadinanza (diritti e doveri, l’uguaglianza e l’autorità della legge) insieme con un compromesso sociale in funzione delle forze produttive, e non come è accaduto, delle rendite”. Non fa una grinza.

Serve la “ricostruzione” del Paese. Può farlo un governo tecnico? No di certo. E allora? Reichlin crede nel Pd. Ma il “vecchio saggio” già un’altra volta ha puntato sul cavallo sbagliato. Mala tempora.

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