Pdl in fermento, aspettando il Cav

Dopo ferragosto, la politica torna subito sul ritornello pre feriale: “Basta con il governo dei tecnici, l’Italia ha bisogno un governo politico”. Chi non è d’accordo? Chi grida di più, a destra come nel centrosinistra, dimentica che Monti è a Palazzo Chigi perché c’è stato il fallimento del governo Berlusconi-Bossi e, stante il rapporto di forza parlamentare uscito dalle elezioni 2008, i partiti non sono stati in grado di proporre nessun altro esecutivo.

In tutti questi mesi i partiti si sono prodigati nei “distinguo” rispetto alle scelte del governo dei prof, non perché spesso inutili e inique, ma per l’antico e insuperato vezzo di coltivare il proprio orticello elettorale, abbandonandosi alla facile deriva del populismo e dell’antipolitica.

Ora, nel mezzo della (finta) bagarre per cancellare il “porcellum” e trovare un accordo trasversale su una nuova legge elettorale …“europea”: ai partiti interessano solo le prossime elezioni e quale tipo di governo dopo Monti. Berlusconi non insiste sulle elezioni anticipate in autunno solo perché è certo di perderle di brutto. Ragion per cui, al di là delle dichiarazioni, Bersani fa di tutto per lasciare spazi liberi a Napolitano, il quale potrebbe prendere atto di una situazione presto insostenibile, sciogliere le Camere e a novembre chiamare gli italiani al voto.

Per ridare “potere” di scelta agli elettori e dignità alla politica? Non scherziamo: con questa legge elettorale e con i partiti autoreferenziali, personali-padronali e/o di tipo medioevale, il dopo voto riporterebbe in scena una realtà molto vulnerabile, con rischi non solo sul piano economico.

Berlusconi cova la sua nuova discesa in campo e lancia segnali per il futuro, inteso con un governo di “grande coalizione”. Il Cav non si è ravveduto, teme la batosta elettorale e quindi solo con una maggioranza da ammucchiata può garantire se stesso, la sua roba, il codazzo dei suoi sodali.

A dire il vero, nel Pdl claudicante c’è chi pensa ancora possibile la vittoria della destra in primavera: “Con due o tre promesse formidabili, come l’abolizione dell’Imu, spingendo sugli euroscettici Berlusconi può vincere”. Così il coro degli oltranzisti, impegnati a portare in piazza ad ottobre un milione di aficionados per far dire al Cav il fatidico “sì” per la ricandidatura del grande rientro.

I falchi del Pdl sono contrari al governo di unità nazionale: “La grande coalizione è un inciucio, una patacca frutto di una legge elettorale truffa immaginata per evitare che ci siano dei vincitori espressi dalle urne”. Tali e quali Beppe Grillo. In fondo in fondo, dov’è la differenza fra l’ex comico in odore di premiership e l’ex … premier?

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