L'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti approvata in Cdm. Ecco i punti principali

La riforma con lo stop ai rimborsi elettorali a partire dal 2017 arriva in Consiglio dei Ministri.

14.40 Il premier Enrico Letta ha parlato in conferenza stampa: "L'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è realtà. Il nuovo sistema di finanziamento, con il due per mille, dà tutto il potere ai cittadini. È un sistema che non frega i cittadini perché l'inoptato resta allo Stato. Il testo votato oggi è quello del ddl approvato dalla Camera. Nel decreto c'è anche l'obbligo della certificazione esterna dei bilanci dei partiti". Il testo della legge è quello che è già stato approvato alla Camera e adesso verrà mandato al Senato. Se ci saranno ulteriori modifiche da fare, hanno fatto sapere dal cdm, sarà il Parlamento a farle e non il governo.

L'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti - altresì noto come rimborsi elettorali - approda in Consiglio dei Ministri dopo mesi e mesi di discussione. Era una delle promesse di Enrico Letta, che infatti annuncia la novità via Twitter:


Una conferma arriva anche da Gaetano Quagliariello:


Mentre dalle parti del Movimento 5 Stelle iniziano ad arrivare le bordate polemiche:


Come che sia, oggi il cdm darà quindi il via libera, dopodiché toccherà al Parlamento mettersi a lavorare sulla proposta. Ma quali sono i punti principali della tanto attesa riforma?

Abolizione finanziamento pubblico ai partiti. Niente più rimborsi elettorali per i partiti, ma gradualmente, con un meccanismo che arriva ad azzerarli a partire dal 2017 in modo da consentire ai tesorieri dei vari movimenti di iniziare a prenderci la mano. I rimborsi saranno dunque 91 milioni per quest’anno, 54 per il 2014, 45 per il 2015, 36 per il 2016 e poi stop, finita la pacchia.

Il tetto alle donazioni dei privati. Questo è stato un punto sul quale si sono create molte polemiche. È evidente che, nel momento in cui si abolisce qualsiasi forma di finanziamento pubblico, i soldi necessari ai partiti non possono che arrivare dai privati. Il Partito Democratico proponeva un tetto di 100mila euro, il Popolo delle Libertà (che campa principalmente grazie alle iniezioni di liquidi di Silvio Berlusconi) voleva arrivare a un milione di euro. Il compromesso si è trovato a 300mila euro (mentre i finanziamenti da parte di aziende non possono sperare i 200 mila euro).

Il 2 per mille dell’Irpef. In modo volontario i contribuenti potranno decidere di devolvere il 2 per mille dell’Irpef ai partiti, scegliendo ovviamente anche a quale partito destinare i soldi. Una norma contestata perché in parte cancella l’idea alla base della nuova legge, e cioè l’abolizione del finanziamento pubblico. Contraddizione non poi così grave, visto che la donazione sarà su base volontaria. Viene aumentata al 52% fino a 5.000 euro e al 26% da 5.001 fino a 20.000 la possibile detrazione fiscale, a condizione che le quote sociali e le donazioni siano versate attraverso un canale bancario o postale.

La trasparenza. Attenzione va posta anche nei confronti dell’articolo 10 del disegno di legge in discussione, quello che disciplina le norme per la trasparenza e la semplificazione. Soprattutto per quanto riguarda “la trasparenza e l’accesso alle informazioni relative al proprio assetto statutario, agli organi associativi, al funzionamento interno e ai bilanci, anche mediante la realizzazione di un sito internet”.

Se il governo approverà la legge, che fine farà la sorpresina che Renzi ha preparato per Grillo? In verità le cose c'entrano solo fino a un certo punto, dal momento che la legge del Governo Letta dovrebbe far sì che l'abolizione in toto scatti dal 2017, mentre tra i leader di Pd e M5S è in corso una piccola battaglia per chi rinuncia prima, di più e meglio ai rimborsi. E che quindi potrà tranquillamente andare avanti.

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