Riforme istituzionali. Brunetta: «Il governo rinuncia al comitato dei saggi»

A pesare sulla decisione la fuoriuscita di Forza Italia e la vittoria di Renzi


"Il governo ha ritirato le proposte di riforma Costituzionale di modifica dell’articolo 138 sui saggi”, lo ha riferito Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, dopo la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La decisione del governo è stata annunciata implicitamente dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, secondo cui non ci sarà la quarta lettura in aula per le modifiche all'articolo 138 della Costituzione. Proprio questo – cioè le riforme dell'architettura istituzionale – era alla base dell'accordo che ha portato alla nascita del governo Letta, e doveva essere realizzato grazie al Comitato dei 40 saggi istituito dallo stesso esecutivo.

Fortemente voluta da Napolitano, la convenzione dei saggi si era riunita, pur tra difficoltà e polemiche, per modificare l'architettura istituzionale. Per fare questo, il Parlamento avrebbe dovuto approvare la riforma Quagliariello sull'articolo 138, cioè quello che regola le leggi di modifica della Costituzione, in modo da dare ai saggi un ruolo nel processo di riforma. Un provvedimento contestato da più parti perché inseriva nel processo riformista un elemento creato dal nulla, cioè i saggi. La riforma doveva arrivare in quarta lettura alla Camera, ma questo non succederà più, e quindi anche tutto l'operato dei saggi cadrà nel nulla.

Tutto quello di cui abbiamo parlato fino a quindici giorni addietro non c’è più. È venuto meno uno dei pilastri del governo Letta; poteva dircelo prima…

ha concluso Brunetta, che ha espresso soddisfazione da parte di Forza Italia. Reazioni positive arrivano anche dal M5S che si intesta il merito di aver "salvato la Costituzione".

Ma perché questo cambio di rotta su quello che doveva essere uno dei fondamenti su cui si basava il governo delle (ex) larghe intese? Indubbiamente il cambio di maggioranza ha avuto un ruolo fondamentale, e nel discorso della fiducia due giorni fa Letta ha parlato di un "nuovo programma", e ora si capisce che tra i cambiamenti c'è anche l'archiviazione del percorso di riforme: d'altronde con la fuoriuscita di Forza Italia il governo non ha più la certezza di conquistare i due terzi delle Camere, cioè la maggioranza necessaria per approvare un disegno di legge di modifica della Costituzione.

Ma un altro motivo è anche la vittoria di Matteo Renzi alle primarie Pd. Il sindaco di Firenze si è sempre detto scettico sul percorso di riforme che prevedeva il passaggio per il comitato dei saggi, preferendo invece degli interventi normativi su singoli punti – come l'abolizione delle provincie e del Senato, e la riforma elettorale maggioritaria con doppio turno – che avrebbero un iter più rapido e darebbero risultati più immediati.

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