Legge di stabilità: approvata la Web tax

È legge il contestato provvedimento che costringe i colossi del web di dotarsi di partita Iva italiana


Via libera dalla Commissione Bilancio della Camera alla Web tax, o Google tax, una legge che impone ai colossi del web come Google, Facebook, Apple o Amazon di pagare le tasse in Italia se vogliono continuare a operare nel nostro territorio. Attualmente, secondo le norme europee, una compagnia può operare anche in paesi diversi da quelli in cui pagano le tasse – e questo ovviamente spinge le compagnie e mettere la sede nei paesi in cui la tassazione è più favorevole: Facebook e Google hanno sede in Irlanda e Amazon in Lussemburgo, dove l’Iva è al 15%. La legge europea lo consente, facendo registrare gli introiti nei diversi paesi come ricavi di servizi prestati alla società principale, anche se si stanno effettivamente discutendo delle misure per far pagare delle tasse anche negli altri paesi.

Il provvedimento è stato ideato dal presidente della Commissione Bilancio, il democratico Francesco Boccia, che l'ha sostenuta nonostante le critiche arrivate da più parti, tra cui l’American Chamber of Commerce to the European Union. Secondo l'AmChamb, e non solo, il provvedimento così come è scritto rischierebbe di violare le leggi europee e potrebbe costarci una multa. Questo però non ha impedito il blitz in Commissione che ha portato all'approvazione dell'emendamento alla Legge di Stabilità.

All'interno dello stesso Pd le posizioni sono tutt'altro che omogenee. I dem Giampaolo Galli e Marco Causi hanno denunciato il timore che questa norma possa andare in contrasto con le normative europee visto che il dossier a Bruxelles non è stato ancora affrontato, e anche il viceministro Fassina ha espresso perplessità. Il governo però non si è opposto, rimettendosi alla decisione della Commissione – e confermando le voci che volevano Letta a favore del provvedimento, anche se non si è mai espresso esplicitamente, forse perché il provvedimento contraddice profondamente il suo credo europeista.

L'emendamento, sottoscritto anche da Sel e da Svp, prevede che «i soggetti passivi che intendano acquistare servizi online, sia come commercio elettronico diretto che indiretto, anche attraverso centri media ed operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva italiana». In serata si era diffusa la notizia che l'emendamento potesse essere ritirato per i dissidi nel Pd, poi è arrivata l'approvazione.

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