Fratelli d'Italia si prende il simbolo di An. Storace: "E' una vergogna"


Oggi si è consumato un nuovo capitolo di quella lunga querelle che ha come protagonisti "gli ex camerati" della fiamma. L'assemblea della Fondazione di Alleanza Nazionale ha approvato, con 290 voti favorevoli, la mozione La Russa-Meloni-Alemanno. Il documento decreta che il partito Fratelli d'Italia potrà utilizzare il simbolo di An nel corso del 2014.

Non si è fatta attendere, come era prevedibile, la reazione di Francesco Storace. Il fondatore del soggetto politico, Movimento per Alleanza Nazionale, ha commentato così la decisione odierna dell'assemblea:


Sulla mozione vincente, hanno raggiunto un'intesa La Russa e l'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Lo "scippo" del simbolo non è proprio andato già agli "storaciani" che, dalle prime reazioni, non sembrano per nulla intenzionati ad intraprendere un percorso comune con Fratelli d'Italia alle prossime elezioni europee.

Fratelli d'Italia, tuttavia, non potrà avanzare nessuna pretesa sul patrimonio del defunto partito di An: i beni continueranno ad essere gestiti dalla Fondazione. Questione molto spinosa quest'ultima, visto che stiamo parlando di un capitale che supera il mezzo miliardo di euro. Storace ha sempre negato di avere delle pretese di carattere economico, pur rimarcando di essere l'erede morale della svolta di Fiuggi: "Si tengano tutti i soldi, ma non tocchino quel simbolo che appartiene a chi ci ha creduto, non a quelli che hanno cercato di archiviarlo: ci sono almeno 160.000 militanti pronti a difenderlo dopo avergli dedicato un pezzo di vita" (9 novembre 2013)

Il punto di vista dei discepoli di Storace, su quanto accaduto oggi, può essere riassunto perfettamente dalle dichiarazioni di Antonio Buonfiglio, rilasciate al quotidiano Il Tempo: "Al di là delle querelle giudiziarie, sono convinto che una fondazione non possa disporre di un contrassegno elettorale. In ogni caso, chi vuole davvero il simbolo sulle schede deve sottrarlo a una conta tanto sanguinosa quanto inutile. Rimettere alla decisione di coloro che legittimamente hanno fondato o aderito ad altri partiti concorrenti l’auspicato ritorno di AN non solo non è democratico, ma neppure intelligente".

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