Mafia, Alfano: "Inasprire il 41bis"

Il ministro dell'Interno a margine dell’audizione in commissione antimafia in Prefettura a Milano attacca: "Lo Stato è pronto a rendere più dura la normativa sul 41 bis"

Il ministro dell'Interno e vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano, a margine dell'audizione in commissione Antimafia a Milano, ha rilasciato alcune dichiarazioni roventi per marcare la connotazione antimafia del governo di larghe intese.

Alfano, rimarcando i successi dei vari governi Berlusconi sul fronte della lotta alla mafia, ha anche plaudito ai risultati ottenuti nel 2013 dalle forze dell'ordine italiane: 74 arresti "eccellenti" da gennaio che avrebbero, spiega il ministro, letteralmente gambizzato le organizzazioni mafiose campane e sicule.

Certo è che sulla lotta alla mafia abbassare la guardia equivarrebbe concedere tempo e forze preziose ad un'entità sempre più combattuta eppure sempre più forte, con un'economia criminale che non conosce alcuna crisi, nonostante arresti, inasprimento delle norme, controlli e, appunto, situazioni economiche congiunturali sul piano globale.

Le recenti minacce di Riina a danno del pm antimafia Danilo Di Matteo, la complicata discussione sul destino sanitario del boss Bernardo Provenzano, le cui condizioni fisiche sarebbero incompatibili con il carcere e, in particolare, con il regime di carcere duro, sono temi sui quali si discute poco ma che in realtà sono al centro di accesissime trattative tra Roma e Strasburgo affinchè l'Italia rispetti i diritti umani del mafioso, tutelando però la legalità.

Un tema di non facile soluzione, questo è pacifico, e sul quale Alfano promette il pugno di ferro:

"I boss mafiosi sappiano che se provano a far uscire ancora informazioni (dal carcere, ndr) lo Stato è pronto a indurire sempre di più la legislazione sul carcere duro. [...] Non avremo nessuna timidezza nel fare quel che si può fare per impedire che le informazioni escano dal carcere."

Già nei giorni scorsi il ministro dell'Interno aveva paventato la possibile iniziativa legislativa atta ad inasprire ulteriormente il regime di carcere duro per i mafiosi, il famoso 41bis: una vera e propria guerra che lo Stato italiano combatte contro la criminalità organizzata ma che sembra essersi tramutata in una battaglia per la supremazia delle Istituzioni sulla mafia e non dello stato di diritto sull'illegalità.

In questo senso le bacchettate europee sul carcere duro fanno storcere il naso, altrove, per l'inumana condizione cui i boss vengono sottoposti sotto 41bis in carcere, mentre in Italia sembra che non esista soluzione alcuna sulle possibili fughe di notizie o sui possibili ordini comandati dal boss in carcere.

"Le organizzazioni criminali rimangono tra i più gravi fattori di sottosviluppo del Meridione e la più grave minaccia alla libertà economica nelle aree produttive del Paese. [...] nonostante l'affinamento delle loro attività abbia consentito loro di proiettarsi nello spazio immateriale degli scambi finanziari, il tratto che distingue la mafia da ogni altro sodalizio criminale resta il controllo fisico del territorio da cui deriva potere e prestigio."

ha spiegato Alfano, che ha anche rassicurato i 4 magistrati ad oggi sotto stretta sorveglianza; tornando sulle possibili infiltrazioni mafiose negli appalti miliardari per l'ExPo2015 di Milano il ministro ha osannato gli sforzi messi in campo affinchè sia un grande evento "mafia-free" (così ha detto lo stesso Alfano):

"Con il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ringrazio per il lavoro che sta facendo, con il sindaco Pisapia e con l'ad di Expo Sala, è in programma la sottoscrizione di un piano di azione che servirà ad affinare le nostre armi di difesa e di prevenzione dal rischio che la criminalità organizzata possa infiltrarsi nella realizzazione delle opere connesse."

ha spiegato Alfano.

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