Il Job Act di Matteo Renzi e Filippo Taddei. Work in progress


Oggi è intervenuto, a Effetto Giorno su Radio 24, Filippo Taddei. Il nuovo responsabile dell'economia del Partito Democratico, "sfilato" da Matteo Renzi al suo contendente Pippo Civati, ci ha dato qualche indicazione in più su come sarà strutturato il Job Act.
Il Job Act è la riforma del lavoro, che il sindaco di Firenze promette di avere in cantiere da mesi. Questa sarà la priorità assoluta nel 2014 per i democratici, almeno a sentire la relazione del neo segretario di ieri.

Secondo Taddei "il sistema degli ammortizzatori sociali va completamente ridisegnato". E' quello che va ripetendo da tempo nei suoi articoli sul quotidiano Europa e nelle interviste e interventi pubblici. Come rivedere allora la spesa per trovare le risorse? E' facile farsene un'idea leggendo le proposte lanciate da Civati in merito, scritte dallo stesso economista, finito alla corte di Renzi.

Per Renzi e Taddei, il conflitto sociale (espressione che i due non gradirebbero) è tra giovani e vecchi e non tra ricchi e poveri. Quindi la loro idea sarebbe, a quanto sembriamo intuire, quella di tagliare le pensioni e di revocare le protezioni per chi ha un lavoro garantito. Inoltre, per i due, la Cassa Integrazione, così com'è, è una sorta di privilegio che copre le esigenze di pochi. "La cassa integrazione - dice Taddei- copre più o meno un lavoratore su tre ".

Ridisegnare il Welfare per Taddei è una priorità assoluta. Lo scopo di questa revisione è quello di arrivare a tagliare le tasse sul lavoro, fatto che permetterebbe di mettere in piedi un sistema di incentivi individuali per il singolo lavoratore. L'economista, inoltre, era sostenitore nella campagna per Civati di un reddito minimo per i disoccupati. Tuttavia in molti, dopo alcune prese di posizioni di Renzi, pensano che la misura riguarderà solo i lavoratori in uscita, e quindi non sarà un vero e proprio reddito di cittadinanza.

Proviamo a fare qualche brevissima riflessione "sul nuovo che avanza". Premettendo che il taglio del costo del lavoro, in astratto, è una proposta condivisibile e di buon senso.

In primo luogo, bisognerebbe chiarire meglio chi siano i privilegiati con il posto fisso. Siamo certi che insegnanti e operai a 1300 euro al mese possano essere annoverati tra questi? Taddei pensa di colpire queste categorie, togliendo loro diritti? Questo non si è ancora capito.

In secondo luogo, è opportuno domandarsi: la pressione fiscale, per chi possiede grandi patrimoni (in maniera parassitaria) rimarrà invariata? Per ora su questo non ci sono spiegazioni, sappiamo solo che il giovane democratico è favorevole a tenere l'Imu e tagliare l'Irpef.

Per quanto concerne, poi, il tema del sussidio universale non se ne sa ancora molto su come sarà impostato. La misura (si pensa per i disoccupati in uscita) si allineerà perfettamente con una maggiore flessibilità e si accompagnerà alla messa in discussione dell' articolo 18. Forse sarebbe opportuno chiarire.

Ultimi due rilievi. Il primo: il decremento della pressione fiscale, più volte citato da Renzi e Teddei, riguarderebbe tutti, ceti medio bassi e ceti medio alti? Parrebbe di sì, ma non siamo certi che possiamo permettercelo in questo momento.

Il secondo: lo Stato, nella Renzieconomics, non ha nessun ruolo? Non se ne è sentito parlare. Taddei e il segretario democratico sembrano non prendere minimamente in considerazione le politiche di austerity calate dall'alto (Berlino, Francoforte e Bruxelles). Quasi che queste non siano uno dei fattori più rilevanti che ci impedisce di uscire dalla crisi. Siamo certi, o almeno ce lo auguriamo, che Matteo e Filippo non pensino unicamente alla riduzione del cuneo fiscale come soluzione per uscire dai programmi del rigore europeo. Dato per scontato che non lo pensino, allora dovrebbero dirci cosa hanno intenzione di fare in Europa, anche perché la Grosse Koalition tedesca ha sottoscritto un programma di governo che non ridiscute la linea del rigore, anzi, la consolida.

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