Berlusconi si allea con Beppe Grillo sull'impeachment a Napolitano

Il discorso del presidente della Repubblica non è andato giù al Cavaliere, ormai pronto ad appoggiare la battaglia del Movimento 5 Stelle.

L'impeachment a Napolitano trova una nuova sponda in Silvio Berlusconi, che sembra sempre più convinto di appoggiare la battaglia di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle per convincere Re Giorgio a lasciare il Quirinale. Non si tratta certo di una novità assoluta, visto che proprio il Cavaliere aveva incontrato Paolo Becchi (ideologo del M5S) per capire quali potessero essere i margini di trattativa.

Il discorso di Napolitano di ieri ha però rafforzato la convinzione del Cavaliere. Non gli sono andate giù le parole del Capo dello Stato sulla necessità di fare una riforma elettorale anche "nella maggioranza di governo" (e quindi estromettendo Forza Italia), sulla impossibilità di andare al voto nel 2014 e infine l'attacco diretto a Berlusconi e alle sue invocazioni di "colpi di stato". Insomma, tre questioni che coinvolgono direttamente Forza Italia e sulle quali Napolitano è pronto a fare barricate.

E così, Berlusconi vuole andare fino in fondo, come scrive Repubblica:

"Quanto avvenuto diventa un motivo in più per battere ormai una linea oltranzista, se è il caso scavalcare a destra Beppe Grillo. A cominciare proprio dall'attacco alzo zero contro Napolitano. 'A questo punto l'impeachment è quasi doveroso. Una strada inevitabile, quando a gennaio lo presenteranno i grillini - è una delle considerazioni estreme - allora ci saremo anche noi'.

Un retroscena di quelli non troppo credibili? Non si direbbe, soprattutto a guardare quanto ha scritto il falco Minzolini su Twitter:


Ma in Italia esiste l'impeachment per il presidente della Repubblica? L’articolo 90 della Costituzione recita:

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

A votare è il Parlamento, e se il voto è favorevole a maggioranza assoluta, la Costituzione prevede (art. 134 e 135) che sia la Corte Costituzionale a giudicarlo, e in questo caso ai componenti togati si aggiungerebbero sedici membri “tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari”, e uno o più “commissari d’accusa” eletti dal Parlamento. Si svolgerebbe quindi un vero e proprio processo, al termine del quale la Corte emetterà la sentenza inappellabile. Ma si può davvero pensare che Napolitano sia colpevole di alto tradimento e di attentato alla Costituzione?

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