Protesta Stamina davanti Palazzo Chigi, ma dal Cdm nessuna decisione

Tre malati minacciano di dissanguarsi


Giornata di intense proteste davanti a Palazzo Chigi da parte di un nutrito gruppo di malati di SLA, e di parenti di malati, a favore della ripresa della sperimentazione del metodo Stamina. Il discusso protocollo era stato prima bloccato dal governo, e poi riammesso dopo una sentenza del Tar. Già lo scorso mese Piazza Colonna e Largo Chigi erano state teatro di una analoga manifestazione.

Oggi un gruppo di 10-15 persone, tra cui alcuni malati in carrozzella, ha bloccato il traffico in via del Corso e su via del Tritone, mentre la polizia ha chiuso via del Corso dagli accessi di Piazza del Popolo e di Piazza Venezia. Promotrice della manifestazione, l'Associazione Civico 117, che chiede la ripresa delle cure per i malati terminali mentre un nuovo comitato scientifico si occuperà della sperimentazione. Se anche questa sperimentazione dovesse dare esito negativo, comunque la situazione non potrebbe peggiorare per i malati il cui unico destino è la morte.

Se portassero le prove che il metodo non funziona potremmo anche fare marcia indietro ma intanto vogliamo provare, e se l’alternativa è solo la morte, è una pura questione di logica provare questo metodo

spiegano i malati. Tra loro però c'è fiducia nel metodo creato da Davide Vannoni, e in molti accusano il ministero della Salute di non aver prestato attenzione alle cartelle cliniche che attestano il miglioramento dei malati. Le proteste sono proseguite per buona parte della giornata, e un presidio è rimasto sotto Palazzo Chigi con l'intento di proseguire a oltranza: momenti di tensione quando 3 malati hanno tentato di dissanguarsi. Un malato di SLA, Sandro Boviano, è stato invece strattonato da un agente che cercava di sequestrare uno striscione ed è stato ricoverato con problemi respiratori.

Ma da parte del governo, che oggi si riuniva in Consiglio dei ministri, non sono arrivate le risposte sperate. Il ministro Lorenzin ha riferito ai colleghi ma, ha detto il premier Letta, "c’è un complesso procedimento giuridico in corso, non è materia su cui dovevamo adottare decisioni, abbiamo fatto il punto".

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