Elezioni in autunno o in primavera? Partiti "chiusi" nel Palazzo. Nuova ondata di crisi?

L’ultima preoccupazione degli italiani è la data delle prossime elezioni politiche. Ma, invece, è la prima preoccupazione dei politici, imperterriti nel gioco delle tre carte con un solo dubbio: urne a novembre 2012 o in aprile 2013?

E’ l’ennesima dimostrazione del distacco esistente fra casta politica e paese reale, la cartina del tornasole in cui si dimostra – c’erano dubbi? – che ai partiti ben poco interessano i problemi reali degli italiani.

La benzina supera i due euro-litro? Molte fabbriche resteranno chiuse a settembre? Imperversano disfunzioni e ruberie? Il carovita imperversa (anche per la speculazione) e le famiglie non arrivano a fine mese? I giovani hanno persino perso la speranza di un lavoro e, sfiduciati, vagano per casa e città? A queste e ad altre cento domande la politica non risponde. Inoltre: ammesso e non concesso che in Italia i partiti siano una cosa seria, a cosa serve votarli se poi non contano nulla di fronte alla prevaricazione del potere finanziario nazionale e multinazionale?

Giorgio Napolitano, coerentemente con quanto tessuto negli ultimi mesi dal dopo Berlusconi, cerca in tutti i modi di dare continuità all’esperimento Monti. Monti bis? Non necessariamente, perché se non è zuppa è pan bagnato, e forse conviene ai più (Pdl, Pd, Udc) fingere di sbranarsi in campagna elettorale, dopo aver cucinato una nuova legge elettorale quasi-porcellum, in modo da rimanere in campo e spartirsi quel che rimane della torta.

All’opposto, per altrettanti evidenti interessi di parte, c’è chi – Di Pietro, Grillo, i post comunisti ecc. – gioca al tanto peggio tanto meglio anche perché sanno alzare solo il cartello dei no, senza mai uno straccio di proposta.

Mentre questi ballano sulla tolda del Titanic paurosamente inclinato, altre tempeste sono in arrivo. L’ottimismo di Monti sulla fine della crisi non sembra confermata da nessun dato nazionale e internazionale. Anzi, sia negli Usa che in Cina e negli altri Paesi emergenti, c’è il timore di un 2013 ancora peggiore del 2012. Insomma, una crisi senza fine. Messa così, dove va la nostra povera italietta, già oggi a un passo dal baratro?

Foto © TM News

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