Bersani (contro Grillo) ha più ragione che torto

Ha ragione Pier Luigi Bersani ad attaccare frontalmente Beppe Grillo e i suoi seguaci del web ma ha torto nell’etichettarli come “fascisti”. Il segretario del Partito Democratico riprende da un polveroso cassetto di un armadio tutto tarlato l’”arma” che ogni dirigente e ogni militante del Pci disponeva per “chiudere” con qualsiasi interlocutore, di qualsiasi colore, a volte addirittura anche con lo stesso compagno di partito.

Quando il comunista gridava “fascista!”, l’interlocutore scompariva, cancellato dall’infamia, gli veniva negato qualsiasi possibilità di proseguire il confronto. Con “fascista” ogni discussione finiva. E, come si sa dalla storia, chi di spada ferisce di spada perisce. Si comincia col dare del fascista al fascista vero ma, quando gli spazi di democrazia si riducono man mano che cresce il settarismo e dilaga la prepotenza (verbale e organizzativa) e si arriva a una corrente con uno solo al comando, poi a un partito con uno solo al comando, poi a una nazione con uno solo al comando, si sfocia nella dittatura. E chi non si allinea è un fascista.

Non erano accusati di fascismo da Stalin tutti i grandi dirigenti comunisti che avevano fatto la Rivoluzione d’Ottobre? E quale fu l’accusa più infamante dei comunisti, ovunque, contro i socialdemocratici e contro i socialisti in Italia e in tutto il mondo? Fascisti! Gramsci ne abusò nei suoi scritti. Così come pure Togliatti, salvando solo i democristiani.

Ciò detto (schematicamente), Bersani ha ragione a dare un segnale forte e a marcare la distanza con chi fa del populismo becero e del giustizialismo forcaiolo l’unica ragion d’essere, forse anche fuori dalla politica.

Non c’è dubbio che l’antipolitica è figlia di questa politica. Troppi sono stati e sono gli errori e i privilegi della casta. Ma il qualunquismo e il disprezzo contro chiunque fa politica e contro il concetto stesso di politica porta l’acqua al mulino di chi è impegnato oggi aper il rientro di Berlusconi o ancor peggio. Può addirittura portare ala fine della democrazia. E, a quel punto, di fronte a una potenziale dittatura (non c’è solo quella di Pinochet), chi risponde “chissenefrega!” si becca del “fascista!”. E non solo.

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