Letta, la “Finanziaria” pro lobby. Con chi sta il Pd di Renzi?

Non c’è bisogno di attendere che le bocce si fermino per capire il risultato del “gioco” della legge di stabilità, una minestra riscaldata che ricalca il peggio del passato, cioè provvedimenti a pioggia, regalie alle solite lobby, nel più classico schema dettato dal corporativismo in funzione elettoralistica.

Dov’è la svolta per arginare la disperazione sociale? Qual è il segnale di rinnovamento verso una maggiore equità, verso la giustizia sociale, verso la ripresa economica? L’esecutivo non ha voluto scegliere, permettendo ai soliti noti di prendere il sopravvento. E’ una occasione persa dal governo e Letta non fa che arrampicarsi sui vetri, tale e quale come i suoi predecessori, sia di centrodestra che di centrosinistra.

Ai tempi della prima Repubblica, una Finanziaria così, “senza visione e senza strategie, sommatoria di piccoli interessi, che non produce il cambiamento necessario” avrebbe scatenato una protesta capace di far saltare l’esecutivo.

Il cartellino rosso di Matteo Renzi sulle slot è un pannicello caldo, specchio della situazione dominata sostanzialmente dai gattopardi, ben peggiori dei furbetti del quartierino. Ad essere presi a pesci in faccia dal governo non sono stati i “quattro gatti” bigi dei Forconi ma i milioni di lavoratori, disoccupati e pensionati mobilitati dalle confederazioni sindacali unitarie. Il contentino sulla rivalutazione delle pensioni e l’allargamento della platea degli esodati non sposta di una virgola il giudizio negativo.

Alza i toni Susanna Camusso segretaria generale della Cgil: “Gli interessi particolari, finanziari, hanno interagito e trionfato a scapito delle vere, urgenti esigenze del lavoro, delle imprese, dei giovani”.

Rincara la dose il segretario confederale Cgil Vincenzo Scudiere: “Bisognava avere più coraggio, recuperare le risorse laddove ci sono: penso a coloro che non pagano le tasse e ai grandi patrimoni. Letta ha detto che doveva tenere in equilibrio la barca dell’Italia? Che aveva la responsabilità di evitare lo sfascio dei conti pubblici? Bene, ma il difetto sta a monte, nella mancanza di coraggio: non ha voluto fare la scelta di recuperare risorse e redistribuirle verso il basso, cioè verso chi sta peggio”.

Tutto questo in un quadro in cui si ricorre ancora alla fiducia, il ruolo del parlamento si riduce fortemente mentre aumenta il potere delle lobby. Conclude Scudiere: “Noi ci mobiliteremo per modificare tutti i punti che non condividiamo. Sarà una lotta di lunga lena. Ma siccome siamo allenati continueremo nella mobilitazione. Non possiamo sopportare che le questioni che riguardano la condizione sociale e materiale delle persone che rappresentiamo non siano state prese in considerazione se non per piccole parti. Stare sotto il ricatto delle lobby e subire le pressioni di quelli che continuano a non voler dare un contributo concreto per recuperare risorse nel nostro paese, cioè gli evasori, quelli che minacciano sempre di andarsene dall’Italia, di portar via i capitali, è un segno di grande debolezza”.

I fuochi si accendono. E’ evidente che Letta è stretto in una tagliola manovrata da potentati internazionali e nazionali e che Renzi detta la sua agenda su strade ben diverse da quelle che il Pd aveva fin qui percorso. Non ci vuole molto a capire che in tempi brevi si giungerà a un braccio di ferro fra il nuovo pidì e la Cgil, con pesanti conseguenze anche sul piano elettorale.

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