Edward Snowden Person Of The Year 2013, con buona pace del Time. Ecco perché.

Edward Snowden è l'unica Person of the year 2013 possibile.


Edward Snowden è l'unica Person Of The Year 2013 possibile. Il Time ha fatto la sua scelta anche quest'anno. Ha scelto Papa Francesco come Person of the Year, una scelta sulla fiducia, come quando venne assegnato il Nobel per la pace a Barack Obama. Una scelta sulla fiducia, ma anche l'unica scelta possibile per non indicare come persona dell'anno Edward Snowden, che infatti si piazza al secondo posto.

Una beffa per il buonsenso.

Dal 1927, il Time "elegge" la persona dell'anno (ecco la raccolta delle copertine). Una persona, un gruppo, un'idea, un oggetto che

«for better or for worse...has done the most to influence the events of the year».
[«nel bene o nel male... ha avuto la maggior influenza sugli eventi dell'anno»]

Su quali eventi dell'anno, esattamente, ha influito Papa Francesco? Sì, ha puntato tutto sull'umiltà e sull'esaltazione degli ultimi nelle sue omelie. Ha telefonato a persone per incoraggiarle. Ha aiutato una vittima d'usura con 1000 euro. Ha ricordato la necessità della compassione nei confronti dei poveri. Sta tentando di sistemare la burocrazia ecclesiastica e sicuramente ha una buona dose di oppositori in Vaticano. E' andato in visita a Lampedusa, ha detto «mai più stragi come questa».

Ma questi non sono fatti. Sono parole e intenzioni, che forse avranno un qualche effetto fra anni (nel frattempo, attendiamo parole chiare di Papa Francesco di condanna definitiva nei confronti della dittatura argentina, e attendiamo di scoprire il suo pensiero sull'omosessualità, sull'aborto, sulle donne e via dicendo).

Veniamo alla seconda piazza. Edward Snowden. Ex tecnico della Cia e collaboratore della Booz Allen Hamilton (azienda di tecnologia informatica che offre la propria consulenza all'Nsa), ha deciso di collaborare con Glenn Greenwald, giornalista del Guardian, perché venissero pubblicate notizie sui programmi di controllo globale delle comunicazioni da parte dei servizi americani e di analoghe agenzie europee, dando vita a uno scandalo che in Italia è stato ribattezzato Datagate.

Per qualche settimana, forse meno, il mondo si è interessato più che altro al destino di Snowden, complice la stampa che preferiva semplificare piuttosto che approfondire, e concentrarsi sulla fuga dell'esule cui veniva tolto il passaporto, ricercatissimo dagli States, alla caccia di asilo (nel frattempo, a dimostrare l'isteria generale nel mondo diplomatico, succedeva addirittura che all'aereo del Presidente dell'Ecuador venisse negato il permesso di sorvolare gli spazi aerei di alcune nazioni europee – Italia inclusa – perché Morales era sospettato di portare con sé proprio Snowden).

Con le sue rivelazioni, Snowden ha reso noto agli americani che le loro telefonate sono archiviate in un gigantesco database. Che anche il telefono di Angela Merkel era spiato, così come quello di Hollande. Che altri 33 leader mondiali erano spiati. Che le comunicazioni sul web di qualsiasi cittadino di qualsiasi nazione del mondo sono potenzialmente tutte intercettate e che di certo la NSA ne ha raccolta una quantità enorme. Che alcune fra le più grandi company del web collaborano con la NSA concedendo accesso diretto o indiretto alle informazioni che riguardano i propri utenti. Che gli USA spiavano anche il sistema di comunicazioni in video conferenza dell'Unione Europea.

Snowden ha dimostrato che la tecnologia ha distrutto, letteralmente, la privacy di ognuno di noi. Ci ha aperto gli occhi, al di là di qualsiasi accusa di complottismo. Ha spiegato che – per citare il suo discorso alternativo di Natale, in onda su Channel 4 – un bambino che nasce oggi

«crescerà senza alcuna concezione di privacy. Non saprà mai cosa significhi avere un momento privato per sé, un pensiero non registrato, non analizzato. Questo è un problema, perché la privacy è importante: la privacy è ciò che ci permette di determinare chi siamo e chi vogliamo essere».

La storia di Snowden ha fatto il giro del mondo, il suo messaggio e le sue rivelazioni hanno cambiato radicalmente non solo la rappresentazione della diplomazia – per i rapporti diplomatici, quel che è successo sembra solo un grosso imbarazzo da dimenticare, il Datagate – ma anche il nostro modo di concepire la tecnologia e il controllo che ne fanno – o che ne possono fare – i governanti di tutto il mondo.

Troppo comodo cercare di archiviarla e di farla dimenticare. Troppo comodo relegarla a qualche trafiletto. Troppo comodo fare come il Time dargli il secondo posto e scegliere l'unica possibile altra scelta, l'unica che può far dire: sì, ok, effettivamente c'era anche lui, se non altro perché le dimissioni di Ratzinger e la conseguente ascesa al soglio pontificio di Bergoglio sono state una delle notizie dell'anno, e le esternazioni di Papa Francesco continuano a far battere titoloni in tutto il mondo.

Anche se il dibattito sul tema non avrà interessato tutte le fasce della popolazione mondiale (è ovvio, no?) Edward Snowden ha cambiato per sempre la nostra percezione della tecnologia e della sicurezza delle nostre comunicazioni. Il dibattito è in corso, durerà mesi, forse anni. Non può che essere Edward Snowden, dunque, la persona dell'anno.

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