Ore 12 - Chiamparino e il Nord scuotono l Pd. Veltroni annaspa

altroIl sindaco di Torino ha messo in luce una situazione che è quasi ovunque la realtà nel Partito democratico.

In molte città, o il primo cittadino è anche il deus ex machina del partito e quindi domina il partito o, quando non è così, i partiti sono due: quello dei funzionari (quasi sempre collegati con i parlamentari, consiglieri ecc.) e quello del sindaco.

L’ultimatum di Chiamparino al segretario regionale del Pd è emblematico: “Ditemi se quel che la mia amministrazione ha realizzato è o no una risorsa”. Ma è più frutto di un risentimento “personale” e beghe interne fra gruppi, che espressione di una analisi politica.

La verità è che il Pd non ha ancora smaltito la batosta elettorale del 14 aprile. Stordito e diviso, teme i prossimi appuntamenti delle amministrative e delle europee. Non riesce ad esprimere nessuna “idea” di governo, né a livello nazionale (dopo il fallimento del governo Prodi), né a livello locale, dove pure non mancano significativi risultati.

Veltroni prova a ricucire lo strappo di Torino per lanciare un monito nazionale. Di fatto ricicla aria fritta e fa il pesce in barile: prende carta e penna e definisce Chiamparino e la Bresso “moderni riformisti”. Punto. Tacciono i vertici regionali del Pd e addirittura sei esponenti del partito (parlamentari e consiglieri regionali) rispediscono le accuse di Chiamparino al mittente: “Si faccia una analisi delle nomine fatte in questi anni e si scoprirà che una gran parte è slegata dal vaglio dei partiti e dei cittadini e risponde direttamente al “partito” (o alla corrente) del sindaco e del governatore”.

Cosa avevate capito? Scontro di ideali, strategie, buon governo? Suvvia! Trattasi di scontro di potere. Guerra di poltrone. Lì eravamo e lì siamo.

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