Job Act e legge Bossi Fini: Alfano sfida Renzi

Il leader di Ncd spinge sul pedale del liberismo e della stretta sull'immigrazione per fermare il possibile esodo dei "moderati" verso il Partito Democratico.

Angelino Alfano sfida Matteo Renzi, mentre Enrico Letta - che presiede il governo sostenuto dai partiti dei primi due - sta a guardare. È l'Italia dei quarantenni di cui il premier si è vantato in conferenza stampa. Anche se forse avrebbe dovuto aggiungere che è "l'Italia dei quarantenni di provenienza Democrazia Cristiana", ma questo è un altro discorso. Quello che invece si vede chiaramente è come Alfano stia inseguendo quella parte di elettori di elettorato di centrodestra che potrebbe fare un salto mortale e finire tra le braccia del Pd guidato da Renzi. Molto più di quanto non stia inseguendo il centrodestra che continua a essere fedele a Silvio Berlusconi (e la mossa, sulla carta, ha parecchio senso).

Ma come fare per impedire che troppi "moderati" aderiscano al Pd svuotando il bacino elettorale (al momento solo potenziale) del Nuovo Centrodestra? Spingendo a destra sui temi che vedono Matteo Renzi più a sinistra. È il caso della Legge Bossi Fini, criticatissima norma contro l'immigrazione che il segretario del Pd ha detto di voler abolire. Ecco le parole di Alfano in un'intervista a Repubblica:

"Sulla sicurezza degli italiani non si scherza. Tra quelli che si sono cuciti la bocca a Ponte Galeria la metà sono spacciatori e l'imam è indagato per gravi reati come rapina e lesioni. Un conto è la giusta dei diritti umani, altra cosa è distrarsi sulla sicurezza degli italiani con il rischio di ritrovarsi magari domani con queste stesse persone che spacciano davanti a una scuola".

Parole che sembrano decisamente indirizzarsi a chi da destra si sente fortemente attratto dalla personalità e da alcune delle ricette di Renzi. Ma che, probabilmente, nel sentire dire il neosegretario Pd che la Bossi Fini "va abolita subito" hanno un sussulto. Sussulto sul quale piomba Alfano. La cosa vale anche per il Job Act di Renzi, piano per il lavoro che sta riscuotendo parecchi consensi anche in terra straniera.

Come contrapporsi? Alfano sembra seguire, anche in questo caso, la strada dell'andare più a destra, spingendo ancor più sul tasto del liberismo:

"La parole chiave è semplificare, semplificare, semplificare. La nostra proposta prevede tre anni a "burocrazia zero" per chi vuole avviare una nuova attività commerciale, imprenditoriale o artigianale. Chiediamo che lo stato inizia fidarsi dei suoi cittadini e lanci questo messaggio: per gli anni 2014, 2015, 2016 nessun ente pubblico potrà chiedere alcuna autorizzazione a chi vuole investire. Resterà solo l'obbligo di rispettare le leggi e il diritto dello stato di effettuare controlli (...). Lo stato non può avere questo pregiudizio sugli italiani considerandoli un popolo di abusivisti e fuorilegge.

Che sia un pregiudizio è tutto da vedere, ma è evidente che se il segretario del principale partito della sinistra presenta un piano per il lavoro che rimanda molto più al liberismo che al socialismo, il partito che spera di diventarne la controparte non può che rispondere spingendo ancora di più sul pedale della deregolamentazione. La sfida è stata lanciata, resta da vedere se basterà per riportare all'ovile quella parte di centrodestra italiano che subisce il fascino di Renzi.

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