Napolitano, messaggio alle Camere: "Massimo rigore in Aula, rispettare le urgenze del dl"

Messaggio del Capo dello Stato alle Camere: richiamo all'ordine per i parlamentari, dovranno limitare molto gli emendamenti

Continua a pedalare il tandem Palazzo Chigi/Quirinale: la ripresa dei lavori parlamentari di oggi, anticipata dalla conferenza stampa nel corso della quale il governo ha annunciato il varo del decreto milleproroghe, è stata salutata da una lettera di Giorgio Napolitano alle Camere, nella quale chiede ai parlamentari di adottare il massimo rigore possibile nella discussione del decreto in Aula, limitando gli emendamenti e rispettando strettamente al principio di attinenza allo specifico oggetto del decreto.

Tornando sul punto politico il Capo dello Stato tira una bacchettata non solo al Parlamento, che produce emendamenti a rotta di collo che spesso snaturano completamente il senso dei vari provvedimenti, ma anche al Governo, che con l'abitudine di intervenire a gamba tesa con la mozione di fiducia, e con il decreto Salva-Roma rispedito al mittente pochi giorni fa, di fatto depaupera il Parlamento del potere legislativo.

"Numerosi sono stati i richiami [...] alla necessità di rispettare i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza. [...] Il limite nella reiterazione di norme già contenute nel dl salva Roma nel dl milleproroghe - sottolinea il capo dello Stato - è individuato nell'insorgere di nuovi motivi di necessità ed urgenza. [...] Rinnovo pertanto nello stesso spirito di collaborazione istituzionale l'invito contenuto in quella lettera ad attenersi nel valutare l'ammissibilita degli emendamenti riferiti a decreti legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità, anche adottando, se ritenuto necessario, le opportune modifiche dei regolamenti parlamentari."

ha scritto Napolitano nel suo messaggio, che è stato letto dalla presidente della Camera Laura Boldrini oggi in aula a Montecitorio.

L'appello di Napolitano è affinchè il decreto passi liscio l'iter parlamentare e venga approvato celermente (90 i giorni prima che questo decada automaticamente, essendo un provvedimento d'urgenza, vanificando così il lavoro svolto fin qui)

Il messaggio di Giorgio Napolitano (testo integrale)

"Onorevoli presidenti,

le modalità di svolgimento dell'iter parlamentare di conversione in legge del decreto legge 31 ottobre 2013, n.126 recante misure finanziarie urenti in facvore di regioni ed Enti Locali (il cosiddetto dl salva Roma, ndr) nel corso del quale, al testo originiario del decreto sono stati aggiunti 10 articoli per complessivi 90 commi, mi inducono a riproporre alla vostra attenzione la necessità di verificare con il massimo rigore l'ammissibilità degli emendamenti ai ddl di conversione. Numerosi sono stati i richiami da me formulati nelle scorse legislature, in presenza di diversi governi e in rapporto con diversi presidenti delle Camere, alla necessità di rispettare i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza stabiliti dall'articolo 77 della Costituzione e dalla legge di attuazione costituzionale n. 400 del 1988.

Com'è noto sono stati ribaditi da diverse sentenze della Corte Costituzionale. In particolare nella sentenza n. 22 del 2012, la Corte ha osservato che 'l'inserimento di norme eterogenee rispetto all'oggetto e alla finalità del decreto, spezza il legame logico-giuridico tra la valutazione fatta dal governo sull'urgenza del provvedere e i provvedimenti provvisori con forza di legge'. Valutazione fatta sotto la propria responsabilità e sottoposta al giudizio del capo dello Stato in sede di emanazione. Conclude la Corte affermando che 'la necessaria omogeneità del decreto legge essere essere osservata anche dalla legge di conversione', riservandosi la facoltà di annullare le disposizioni introdotte dal Parlamento in violazione dei su indicati criteri.

Proprio a seguito di questa sentenza il 22 febbraio 2012 ho inviato ai presidenti pro-tempore delle Camere una lettere nella quale avvertivo che di fronte all'abonrmità dell'esito del procedimento di conversione non avrei più potuto rinunciaere ad avvalermi della facoltà di rinvio, pur nella consapevolezza che ciò avrebbe potuto comportare la decadenza dlel'intero decreto legge, non dispondendo della facoltà di rinvio parziale. Esprimevo inoltre l'avviso che in tal caso fosse possibile una parizale reiterazione che tenesse conto dei motivi posti alla base della richiesta di riesame. La stessa Corte Costituzionale, de reato, fin dalla sentenza n.360 del 1996, ha posto come limite al divieto di reiterazione la individuazione di nuovi motivi di necessità e urgenza.

Rinnovo pertanto nello stesso spirito di collaborazione istituzionale l'invito contenuto in quella lettera ad attenersi, nel valutare l'ammissibilità degli emendamenti riferiti ai decreti legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità, anche adottando - se ritenuto necessario - le opportune modifiche dei regolamenti parlamentari."

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