Fecondazione assistita, legge 40. Balduzzi: «Aspettiamo le motivazioni della sentenza»

16.18: il ministro della Sanità Renato Balduzzi annuncia, molto semplicemente, il commento ufficiale del suo Ministero e del Governo:

«La questione della compatibilità tra legge 40 e legge 194 sollevata dalla Corte di Strasburgo e un problema già noto»

Quanto al Governo,

«aspetta di leggere le motivazioni della sentenza».

15.40: Emma Bonino commenta così la sentenza, con soddisfazione, intervistata da Giulia Santerini per Repubblica Tv:

«Dà un colpo molto duro all'intero impianto della legge italiana, proibizionista. Un impianto che rende la fecondazione assistita molto difficile nel nostro paese, da cui è scaturito, poi, il fenomeno di molte coppie italiane che si recano in altri paesi europei».

La radicale spiega anche cosa succederà adesso:

«Adesso lo Stato "condannato" (tra virgolette, appunto), ovvero l'Italia, deve adeguare lo strumento legislativo, quindi la Legge 40, perché sia consono e rispettoso dei diritti umani, posto che la sentenza dice che la Legge 40 viola l'articolo 8».

procreazione assistita

Si torna a parlare di procreazione assistita e della normativa italiana, la famosa (o famigerata) legge 40 che dal 2004 regola la materia tra polemiche e bocciature da parte delle corti. Dopo il pronunciamento del 2009 della Corte Costituzionale, che dichiarava illegittimi due articoli della legge, ora a esprimersi negativamente è la Corte Europea per i diritti umani, che ha accolto il ricorso di una coppia italiana.

La storia di Rosetta Costa e Walter Pavan, i due italiani che hanno fatto ricorso a Strasburgo, è semplice: hanno scoperto di essere portatori sani di fibrosi cistica, e per questo avrebbero voluto ricorrere alla fecondazione in vitro per fare uno screening, ma la legge 40 riserva questa pratica solo alle coppie sterili e a quelle in cui il partner maschile sia affetto da malattia sessualmente trasmissibile. Ora la Corte ha deciso che la coppia dovrà ricevere 15.000 euro di danni morali e 2.500 per le spese sostenute. Ma il valore della sentenza è un altro.


Ancora una volta, un tribunale ha stabilito che la legge italiana sulla procreazione assistita è lacunosa, contraddittoria e non rispettosa dei diritti umani. La prima ad esprimersi è stata nel 2009 la Corte Costituzionale, che pur bocciando alcune parti della legge 40 non l'ha dichiarata incostituzionale, e ha quindi delegato la questione ai tribunali. Poi nel 2010 è toccato alla Corte di Strasburgo che ha bocciato il divieto di fecondazione eterologa, ma l'anno dopo la stessa Corte ha ribaltato la sentenza. La sentenza di oggi appare più inoppugnabile perché segnala una contraddizione nelle leggi italiane: da un lato si proibisce la diagnosi preimpianto, dall'altro si consente l'aborto terapeutico se il feto è malato.

Negli anni i tribunali italiani sono stati invasi da ricorsi di coppie che per vari motivi volevano ricorrere alla procreazione assistita e non potevano: in molti casi i ricorsi sono stati accolti, soprattutto quelli che riguardavano la diagnosi preimpianto e il congelamento degli embrioni. Altri invece hanno scelto di andare all'estero spendendo decine di migliaia di euro.

Nel frattempo la politica fa orecchie da mercante alle istanze che da tutte le parti chiedono una modifica della legge, e a parte i commenti di circostanza alla sentenza manca un impegno di una o dell'altra parte per mettere mano a una riforma. E d'altronde se la legge 40 non è stata bocciata nel referendum del 2005 lo si deve proprio a quei politici che invitarono a non andare a votare.

Foto |Flickr

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