È morto Ariel Sharon, 50 anni in prima fila nella storia di Israele

In prima linea nei conflitti del 1956, 1967 e 1973, ministro della Difesa durante la guerra in Libano e premier nel 2001 è stato, per mezzo secolo, il controverso protagonista della storia di Israele. Aveva 85 anni

Muore a 85 anni Ariel Sharon, dopo un’agonia durata dal 4 gennaio 2006 all'11 gennaio 2014. In coma da otto anni, l’ex primo ministro e generale israeliano si è spento all’ospedale Hadassah di Gerusalemme, dopo il peggioramento avvenuto nei primi giorni del 2014.

Ariel Sharon

Nato come Ariel Scheinermann a Kfar Mala, nel 1928, è stato in prima linea in tutti i conflitti dello Stato Ebraico. Nel 1956, già generale all’età di 28 anni, combatté alla testa dell’esercito, ma dopo la morte di quattro suoi soldati fu costretto a lasciare l’esercito per sei anni. Rientrato nei ranghi militari – dopo avere conseguito una laurea in legge – Sharon fu comandante di una divisione corazzata durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967. I contrasti con l’allora ministro della Difesa, Moshne Dayan, lo convinsero ad abbandonare nuovamente l’esercito, ma Sharon, entrato in politica con il partito Likud, torno un’altra volta nell’esercito dopo alcuni mesi, quando nel 1973 tornò a combattere nella Guerra del Kippur contro Siria ed Egitto. Il suo brillante sbarco sulla costa africana, con tanto di marcia verso Il Cairo, fu la sua ultima impresa militare. Infuriato dalla tregua militare, Sharon decise di dedicarsi a tempo pieno alla politica.

Deputato del Likud, alla prima vittoria nelle elezioni diventa ministro dell’agricoltura svolgendo un ruolo di primo piano negli insediamenti ebraici a Gaza e in Cisgiordania. Quando Israele invade il Libano nel 1982 è Ministro della Difesa . Dopo la strage di civili di Sabra e Shatila, Sharon è costretto a dimettersi. La sua carriera politica, comunque, è tutt’altro che conclusa fra il 1983 e il 1999 ricopre diversi incarichi ministeriali: al Commercio e Industria (84-90), Edilizia (90-92), Infrastrutture (96-98) ed Esteri (98-99).

Il 28 settembre 2000 Sharon, capo dell’opposizione parlamentare, compie un gesto dimostrativo andando a passeggiare platealmente sulla Spianata delle moschee. Il suo gesto di sfida è sufficiente a scatenare la seconda Intifada.

Il gesto consente a Sharon di aggregare il consenso necessario per vincere le elezioni del 2001 e diventare primo ministro. Durante il suo mandato modifica il suo atteggiamento di chiusura e nel 2005 si fa promotore del ritiro dalla Striscia di Gaza, con lo sgombero forzato di migliaia di coloni ebrei.

Nel 2002 Ariel Sharon avrebbe dovuto finire come imputato in un processo all’Aja presso il Tribunale per i Crimini di Guerra, perpetrati dalle truppe libanesi affiancate dall’esercito israeliano controllato da Sharon, all’epoca ministro della Difesa. Il processo, però, non iniziò a causa della morte del principale accusatore, Elie Hobeika, che stava indagando sulle responsabilità di Sharon negli eventi del 1982. Un’autobomba – per la quale non sono ancora stati rintracciati i responsabili – uccise Hobeika pochi giorni prima del processo e le accuse contro l’allora premier israeliano caddero.

Il 20 novembre 2005 esce dal Likud e fonda Kadima, un partito centrista e liberale. Poche settimane dopo la fondazione del partito e in piena campagna elettorale, Sharon viene colpito da un piccolo ictus il 18 dicembre 2005. Ripresosi subito, Sharon ha un secondo attacco il 4 gennaio 2006. Da allora, sono passati otto anni, non ha più lasciato l’ospedale Hadassah di Gerusalemme. Fino a oggi, quando si è chiusa la storia del più controverso uomo politico della storia di Israele.

Foto © Getty Images

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