Beirut, attentato in una roccaforte di Hezbollah

L’esplosione nella zona sud della capitale libanese controllata dal gruppo armato sciita Hezbollah

Una potente esplosione si è verificata quest’oggi in un sobborgo meridionale di Beirut, tradizionalmente roccaforte del gruppo armato sciita libanese Hezbollah. Fonti locali hanno dichiarato all’emittente Al Jazeera che ci sarebbero almeno due vittime a causa dello scoppio.

Nelle ultime settimane le bombe sono tornate a esplodere nella capitale libanese. Lo scorso 27 dicembre un’autobomba piazzata davanti al Four Season Hotel, a pochi metri dalla sede del Governo, ha ucciso l’ex ministro delle Finanze Mohammad Shataha, molto vicino all’ex premier libanese Rafiq Hariri, anche lui assassinato il 14 febbraio 2005 nella stessa zona della città.

La zona colpita quest’oggi, invece, è quella meridionale della città, un’area della capitale a maggioranza sciita, vero e proprio serbatoio di voti per Hezbollah. Una zona molto frequentata, sia commerciale che residenziale.

Secondo l’agenzia di stampa Associated Press due persone sarebbero state uccise e almeno altre 10 ferite nello scoppio. Secondo la tv Al Maar i morti sarebbero tre, mentre per altre fonti i morti sarebbero 4 e i feriti 20, ma si tratta di stime al momento non verificabili.

Alte colonne di fumo si sono levate dal luogo dell’esplosione e diverse automobili sono bruciate. Danneggiati anche gli edifici, uno dei quali ha visto andare in frantumi l’intera facciata.

L’ondata di attentati è da collegarsi alle tensioni che scaturiscono in seguito alla guerra civile in atto in Siria. La bomba di oggi potrebbe essere la risposta all’omicidio di Shatah di una settimana fa. L’ex ministro ucciso nell’attentato del 27 dicembre era un forte oppositore di Hezbollah e dell’attuale governo siriano. Ecco perché l’esplosione di oggi, avvenuta nel territorio controllato da Hezbollah potrebbe essere l’inizio di una guerra fra fazioni nella bollente capitale di quella che una volta era la “Svizzera del Medio Oriente”.

Via | Al Jazeera

Foto © Getty Images

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