Datagate, le compagnie: «Non collaboriamo con la NSA». Ma sono davvero innocenti?

Apple, Cisco, Dell, HP, Western Digital, Juniper sostengono di non aver mai collaborato con l'NSA per favorire lo spionaggio degli utenti dei loro prodotti. Ecco come. E perché è importante parlarne.

Era chiaro che, buttandola sul lato commerciale (compagnie multinazionali che vendono prodotti) il Datagate, o NSAgate, come preferite, avrebbe fatto più rumore ancora.

I documenti pubblicati dallo Spiegel – ovviamente provenienti da Edward Snowden – hanno fatto tremare i board di più d’una società, se in così tanti si sono affrettati a smentire qualsiasi tipo di implicazione. Lo riporta in maniera puntuale Matthew Keys, su The Desk.

La Apple, chiamata direttamente in causa perché a quanto pare almeno nel 2008 gli agenti NSA potevano avere accesso agli iphone attraverso un software chiamato Dropout Jeep. Il forum ufficiale della società di Cupertino è stato preso d’assalto dagli utenti imbufaliti o almeno in cerca di spiegazioni e alla fine la Apple ha partorito un comunicato che nega qualsiasi collaborazione con l’agenzia di sicurezza americana e che promette “investigazioni” e contromisure per proteggere la privacy degli utenti.

«We will continue to use our resources to stay ahead of malicious hackers and defend our customers from security attacks, regardless of who’s behind them»

Poi è arrivata la Cisco, che ha annunciato l’apertura di un’indagine con un post ufficiale sul blog aziendale.

La Dell si è affidata a un comunicato a CNR: i contenuti sono i medesimi. Priorità alla protezione della privacy dei clienti. E soprattutto:

«Dell non lavora con alcun governo – né degli Stati Uniti né altri – per compromettere i nostri prodotti per renderli potenzialmente vulnerabili»

Proprio a The Desk ha rilasciato dichiarazioni un portavoce di HP, che si limita a dubitare che i prodotti menzionati da Der Spiegel siano stati compromessi.

La Western Digital nega qualsiasi conoscenza di progetti dell’NSA sui propri prodotti.

E la cinese Juniper allo stesso modo, afferma di non aver mai dato a nessuno la possibilità di lavorare per installare “backdoor” permanenti nelle proprie macchine.

Le company sono davvero innocenti? Potrebbe anche essere. Ecco perché, come ha spiegato Jacob Appelbaum al 30c3, è importante fare i loro nomi come ha fatto lo Spiegel. Perché così saranno costrette a cominciare a uscire allo scoperto. E perché così facendo anche i clienti sapranno e i progetti di spionaggio delle comunicazioni di tutto il mondo saranno palesi e noti, e magari entreranno a far parte del dibattito nella cosiddetta opinione pubblica. Anche nelle periferie dell’impero come l’Italia, un bel giorno.

Noi, ovviamente, su Blogo, continueremo a seguire gli sviluppi che verranno via via rivelati dai giornalisti che hanno contatti con Edward Snowden.

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