Spese militari 2014: 5 miliardi di euro in nuovi armamenti


La crisi economica non ha ridimensionato le pretese della Difesa italiana. Nel 2014 saranno spesi altri 5 miliardi di euro in navi da guerra, blindati, elicotteri da combattimento, cacciabombardieri, siluri, cannoni, satelliti spia e droni.

Il Ministro della Difesa, Mario Mauro, allergico a qualsiasi politica di spending review, ha sottoscritto nuovi contratti per centinaia di milioni di euro. L'ex Pdl ed ex Scelta Civica (ora in Per l'Italia insieme a Casini) non si è mostrato incline a nessuna razionalizzazione delle spese militari, anzi, si è fatto interprete di tutte le richieste del Consiglio supremo di difesa (presieduto dal Presidente Napolitano).

Già lo scorso 27 settembre era stato chiaro a tutti che la spesa militare non sarebbe stata decurtata. In quell'occasione era prevedibile che Mauro saldasse l'ultima rata, da 113 milioni, per tre aerei già acquistatati dal ministero (valore complessivo dell'operazione 350 milioni), ma non che ci fossero nuovi acquisti. Invece il ministro della difesa ha reputato necessario comprare altri 3 aerei per 403 milioni (per i quali in precedenza erano stati anticipati 47 milioni). In seguito, come ricorda oggi Il Fatto Quotidiano, sono stati anticipati altri 60 milioni per ulteriori 8 aerei e, inoltre, nel corso del 2014 la Difesa si impegna a versare anticipi per altri 10.

E' opportuno ricordare anche che la vicenda degli F 35 (da 150 milioni di euro l'uno) non si è affatto conclusa.
Se da un lato la lunga battaglia parlamentare di Sel e M5s aveva portato all'approvazione di mozioni che obbligavano il governo a non procedere a nessuna nuova acquisizione, dall'altro Mauro (lo scorso ottobre) aveva mandato un messaggio alla Camera, nel quale sottolineava che: "le mozioni parlamentari non incidono sulle politiche di acquisto già determinate”. Su tale tema è in corso un'indagine conoscitiva, che si concluderà il prossimo febbraio.

Dunque, è in atto uno scontro istituzionale, tra Parlamento e Difesa, che va al di là anche della questione degli F 35. Vero motivo del contendere è l’articolo 4 della legge 244 del 31 dicembre 2012. In base a questa disposizione Camera e Senato hanno potere di controllo sulle politiche di spesa della Difesa. Lo stato maggiore si è mostrato subito refrattario ad accettare intromissioni e ha trovato, pare, un solido alleato nel Presidente della Repubblica, che a più riprese ha chiesto di rispettare una certa autonomia delle nostre forze armate. A tale riguardo ricordiamo che Napolitano, lo scorso novembre, è intervenuto sull'acquisto degli armamenti militari, dichiarando che il ruolo del Parlamento "non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’Esecutivo".

In ogni caso quello che è certo per ora sono le voci di spesa del Dpp (Documento programmatico pluriennale) per il triennio 2013-2015. Nel documento si apprende che agli F 35 della statunitense Lockheed Martin sono destinati 535,4 milioni.

Ma a cosa serve allocare 5 miliardi su vari programmi di riarmo? Per motivi di sicurezza interna? Niente affatto, la risposta la troviamo in maniera molto cristallina nelle Linee Programmatiche dello Stato Maggiore, presentate in Parlamento dall'Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli (Capo di Stato Maggiore Della Difesa) e disponibili anche sul sito del ministero della Difesa.

Ivi si afferma esplicitamente che: "Le nostre forze armate dispongono di materiali, sistemi d’arma e mezzi adeguati all’impegno attuale e il cui standard possiamo considerare, dal punto di vista qualitativo, paritetico a quello di molti nostri alleati; sussiste tuttavia l’esigenza di ammodernare e rinnovare costantemente le dotazioni delle nostre unità per l’impiego continuato in operazioni lontane dal supporto logistico in patria, che ne ha fortemente accresciuto l’usura". Dunque le armi servono in teatri di guerra e campagne militari condotti in paesi lontani (Afghanistan in testa).

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