Elezioni in Bangladesh nel sangue: vince il partito di governo

18 morti in Bangladesh per disordini nel corso del voto durante le elezioni: vince la Lega Awami, il partito di governo della premier Sheikh Hasina

E' stata una giornata di sangue e "democrazia", almeno manifesta, quella di ieri in Bangladesh: nonostante i 18 morti, uccisi dalle forze di polizia in occasione di manifestazioni di protesta contro il governo ed il primo ministro Sheikh Hasina, il partito di maggioranza, la Lega Awami guidata proprio da Hasina, ha vinto le consultazioni e consolidato il proprio potere politico nel paese.

La commissione elettorale del Bangladesh ha comunicato, alle 7 circa di questa mattina (ora di Roma) i risultati della tornata elettorale per il rinnovo del parlamento unicamerale, dichiarando vincitore, come previsto, proprio il partito di governo della premier Sheikh Hasina, la Lega Awami: il voto è stato tuttavia boicottato dall'opposizione, che ha proclamato uno sciopero generale di 48 ore a partire da oggi per protestare proprio contro i risultati elettorali: durante lo sciopero, ha spiegato Osman Faruk, esponente del Partito Nazionalista del Bangladesh dell’ex premier Khaleda Zia (come spiega il Corriere della Sera), verranno bloccate strade, ferrovie, comunicazioni fluviali e marittime.

Le operazioni di voto di ieri sono state sospese in 183 seggi su 18mila a causa di violenti attacchi di oppositori: in generale le elezioni sono state boicottate da 21 partiti dell’opposizione dopo che la primo ministro Sheikh Hasina ha interrotto la consuetudine di dimettersi prima del voto, cosa che ha fatto letteralmente imbestialire le forze d'opposizione.

A causa della mancanza di candidati del Bnp e dei partiti che lo appoggiano, il voto si è potuto svolgere soltanto in 147 delle 300 circoscrizioni equivalenti ai seggi del Parlamento: nelle restanti 153 la vittoria è stata assegnata "a tavolino" al partito di maggioranza Lega Awami.

L'ampia vittoria finale della Lega Awami va dunque ben interpretata all'interno di un contesto già critico, in termini democratici: certamente non sarà un 2014 tranquillo per il paese asiatico, che proviene da un 2013 già piuttosto critico, con oltre 300 manifestanti uccisi nel corso di manifestazioni di piazza in protesta contro il governo.

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