Trattativa stato-mafia: il comunicato di Napolitano

Intercettazioni Giorgio Napolitano: il comunicato del Quirinale

Il Quirinale reagisce con un duro comunicato stampa alla pubblicazione di Panorama.
Ecco il testo integrale:


La "campagna di insinuazioni e sospetti" nei confronti del Presidente della Repubblica ha raggiunto un nuovo apice con il clamoroso tentativo di alcuni periodici e quotidiani di spacciare come veritiere alcune presunte ricostruzioni delle conversazioni intercettate tra il Capo dello Stato e il senatore Mancino. Alle tante manipolazioni si aggiungono, così, autentici falsi.

Il Presidente, che non ha nulla da nascondere ma valori di libertà e regole di garanzia da far valere, ha chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi in termini di principio sul tema di possibili intercettazioni dirette o indirette di suoi colloqui telefonici, e ne attende serenamente la pronuncia.
Quel che sta avvenendo, del resto, conferma l'assoluta obbiettività e correttezza della scelta compiuta dal Presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale a tutela non della sua persona ma delle prerogative proprie dell'istituzione.

Risibile perciò è la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter "ricattare" il Capo dello Stato. Resta ferma la determinazione del Presidente Napolitano di tener fede ai suoi doveri costituzionali. A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante.

La vicenda assume delle connotazioni davvero surreali: da un lato, Panorama ricostruisce con condizionali e frasi non virgolettate. Dall'altro, Napolitano reagisce, ancora una volta, con durezza. Qualcuno, però, dovrà far chiarezza. Ma chi?

(aggiornamento di Alberto Puliafito)

Le intercettazioni ricostruite da Panorama

Ieri si è fatto un gran parlare dello scoop di Panorama, che sembrava essere in procinto di pubblicare le ormai famose intercettazioni tra Napolitano e Mancino da mesi al centro della polemica politica. E invece il pezzo di Giovanni Fasanella (qui l'articolo in pdf) è solo una ricostruzione delle telefonate tra il Capo dello Stato e l'ex ministro degli Interni. In cui si ipotizza che Napolitano ce l'avesse con tre persone in particolare: Antonio Di Pietro, Silvio Berlusconi, Antonio Ingroia.

Da sottolineare l'arco di tempo a cui si riferiscono queste intercettazioni: da novembre a dicembre 2011. Uno dei periodi più incandescenti che si siano vissuti negli ultimi anni, tra crisi dei mercati, spread alle stelle, dimissioni forzate di Berlusconi e l'arrivo - voluto proprio da Napolitano - di Mario Monti al posto del Cavaliere. E allora, che cosa si sono detti i due illustri intercettati?

Di certo nel novembre e dicembre del 2011 Napolitano ebbe con Mancino alcune conversazioni, del tutto ignaro che l’interlocutore fosse ascoltato dai magistrati che indagavano sulla «trattativa» tra Stato e mafia. In particolare, tra le persone oggetto delle discussioni fra il capo dello Stato e un amico di vecchia data come l’ex leader democristiano ci sarebbero stati Berlusconi, Antonio Di Pietro e parte della magistratura inquirente di Palermo. Napolitano, in particolare, avrebbe espresso forti riserve sull’operato della procura e sull’apparato mediatico che fiancheggia acriticamente le toghe siciliane.

E' chiaro a chi faccia riferimento Napolitano quando parla (?) di "apparato mediatico", vista la guerra in corso tra Il Fatto e Repubblica, in cui il primo si scaglia ogni giorno contro il Quirinale (da posizioni vicine a Grillo e Di Pietro) e il secondo scende in campo in sua difesa (assieme al Partito Democratico). Ma al centro delle attenzioni del Capo dello Stato ci sono anche Berlusconi e lo stesso Di Pietro.

Anche su Di Pietro le confidenze telefoniche a Mancino non avrebbero risparmiato critiche. È noto che l’ex pm di Mani pulite e attuale leader dell’Italia dei valori non gode di buona stampa nell’entourage del Quirinale per quel populismo giudiziario che da 15 anni condiziona gran parte del centrosinistra, impedendo la crescita di una cultura garantista e riformista. E parole molto poco benevole con il ricorso a metafore assai lontane dal linguaggio ovattato proprio delle alte cariche istituzionali, infine, sarebbero state riservate anche a Berlusconi, al quale verrebbe addebitata la responsabilità di avere appannato l’immagine internazionale dell’Italia al punto da fare tirare un sospiro di sollievo dalle parti del Colle per la sua uscita di scena da Palazzo Chigi.

Tutto qui? Sì, tutto qui. Nessun virgolettato e nessuna novità. E nessuna spiegazione sul perché Mancino - che ha chiamato Napolitano per il suo problema con la procura di Palermo che lo aveva chiamato a testimoniare - si fosse invece trovato a parlare con il Capo dello Stato di Berlusconi e Di Pietro. Sembra proprio che il giornalista di Panorama abbia semplicemente preso gli argomenti caldi del periodo in cui sono state fatte le intercettazioni e li abbia messi in bocca ai due intercettati. Niente di più. E infatti stanno già fioccando mille smentite sul fatto che Panorama possa in qualche modo essere in possesso delle intercettazioni, che non sono neanche mai state trascritte.

Il Procuratore capo Francesco Messineo smentisce Panorama: "Non mi risulta che ci siano conversazioni aventi questo contenuto". Più possibilista sul fatto che Panorama ci abbia invece azzeccato è proprio Ingroia: "Non posso parlare del contenuto delle intercettazioni Né smentisco né confermo. Ma quelle intercettazioni non possono essere uscite dagli uffici giudiziari. Anche gli indagati conoscono il contenuto delle telefonate. Si individuino i responsabili".

Foto | © TM News

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