Le rivelazioni dell'ex ambasciatore: gli Usa dietro Mani Pulite?

Reginald BartholomewChi c'era dietro Mani Pulite? L'interrogativo torna d'attualità dopo l'intervista postuma pubblicata ieri da La Stampa all'ex ambasciatore Usa Reginald Bartholomew, morto il 26 agosto. Negli anni di Tangentopoli si diceva che l'inchiesta del pool milanese fosse appoggiata dagli Stati Uniti, desiderosi di sbarazzarsi dei filoarabi Craxi e Andreotti, ma le nuove rivelazioni hanno subito scatenato una ridda di reazioni. Ma cosa dice(va) in pratica Bartholomew?

Che al suo arrivo in Italia come ambasciatore, all'inizio del 1993, si accorse che il Consolato di Milano aveva un legame diretto di collaborazione e simpatia con il pool di Mani Pulite, gestito con il tacito consenso dell'ambasciata americana. Ma Bartholomew interruppe subito quel rapporto quando si rese conto che il pool

era andato ben oltre […] violando sistematicamente i diritti di difesa degli imputati in maniera inaccettabile.



Da qui l'iniziativa di organizzare un incontro tra il giudice della Corte Suprema Antonino Scalia con sette importanti giudici italiani per metterli a parte di queste violazioni da parte del pool milanese.

Bartholomew racconta poi dell'avviso di garanzia arrivato nel 1994 a Berlusconi mentre ospitava Clinton a Napoli per i lavori del G7. Quell'iniziativa fu

un'offesa al presidente degli Stati Uniti, perché il pool aveva deciso di sfruttarlo per aumentare l'impatto della sua iniziativa giudiziaria contro Berlusconi.

E, aggiunge Bartholomew, "gliela feci pagare a Mani Pulite". Non viene spiegato come, se non con dei riferimenti ai mancati incontri con i giudici milanesi, e con i rapporti intessuti dall'ambasciatore con i partiti politici emergenti. Oggi La Stampa torna alla carica con un'intervista all'ex console americano a Milano Peter Semler, che ammette di aver avuto rapporti di collaborazione con Di Pietro, con cui andò anche in America. E Di Pietro, già a novembre del '91, mesi prima dell'arresto di Mario Chiesa, gli preannunciò che le indagini avrebbero colpito Craxi e la Dc.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Da Di Pietro, che nega di aver fatto quelle rivelazioni a Semler e difende la carcerazione preventiva, ma anche da molti altri protagonisti dell'epoca. Come Gerardo D'Ambrosio, che intervistato dal Fatto nega l'influenza del consolato americano e la violazione dei diritti degli imputati, anche se ammette la propria contrarietà a inviare l'avviso di garanzia a Berlusconi durante il G7. O Enzo Carra dell'Udc, arrestato nel '93 per la maxitangente Enimont, che ora chiede una commissione d'inchiesta su Mani Pulite. Mentre Bobo Craxi parla di un'azione in stile "sudamericano" orchestrata dal consolato Usa per orientare l'azione giudiziaria, e Giuliano Ferrara, informatore della Cia, si rammarica che gli Usa non capirono le sue informazioni che invitavano a tenere da conto Craxi.

Foto |© TMNews

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO