Intercettazioni Napolitano - E' Berlusconi il mandante del "ricatto"?

Se si vuole vedere la questione delle intercettazioni a Napolitano da un'ottica "complottista", c'è qualcosa che non torna: Panorama ricostruisce le intercettazioni e di fatto attacca il Presidente, cercando di metterlo nella posizione - come scrive Ezio Mauro su Repubblica - "di 'mostrare le carte', rendendo noto il testo di quelle telefonate, anzi "mostrandole al popolo". Solo così, si fa capire, finirà questa stagione di veleni, di ricatti e misteri". Una cosa impossibile. Napolitano non ha le carte su cui sono trascritte le intercettazioni. Può andare a memoria, ma così facendo, cederebbe per davvero a un ricatto.

Ora - proseguendo nella visione complottista - Panorama è un settimanale di proprietà della famiglia Berlusconi. Se l'obiettivo di Panorama è "ricattare" Napolitano per spingerlo a dirci cosa si sono detti lui e Mancino, vuol dire che dietro a tutto questo c'è la mano del Cavaliere. A che scopo? Le ipotesi sono due: o Berlusconi vuole fare pressioni su Napolitano per arrivare alle agognate elezioni anticipate a novembre, oppure sta partecipando a tutto ciò con l'obiettivo di far tornare in cima all'agenda politica la questione delle intercettazioni telefonica contro cui da sempre combatte.

Sì vabbè, ma allora perché il Cavaliere ha lanciato un messaggio di solidarietà al Presidente? "Adesso tutti si rendono conto di quanto ho passato io, ai tempi in cui nessuno mi dava retta, nemmeno al Quirinale... Basta con i due pesi e le due misure". Beh, non è proprio un messaggio di solidarietà. O meglio, lo è con se stesso. E comunque, niente di più facile che pensare che Berlusconi appoggi Napolitano al solo scopo di non farsi sgamare. Ma il tutto non è un po' troppo ovvio? A smontare la tesi del complotto berlusconiano contro il Capo dello Stato ci pensa La Stampa, che però prima sottolinea come "Berlusconi sia bravissimo a farsi passare per cattivo anche quando potrebbe recitare la parte del buono".

La teoria del ricatto viene smontata da tre indizi. Primo: l’autore dell’articolo «destabilizzante» (Giovanni Fasanella) può essere definito tutto tranne che un agente del berlusconismo, fa fede la sua storia professionale. Secondo: il Cavaliere è stato avvertito dal direttore di «Panorama» Mulè alle ore 22 di mercoledì, quando ormai il periodico viaggiava verso le edicole. Niente combine. Terzo: Gianni Letta lo raccontano letteralmente «inferocito». Quando un gerarca di partito l’ha informato dello scoop, pare se lo sia fatto ripetere due volte perché la prima non ci voleva credere. A nome di Silvio doveva perorare riservatamente con Napolitano la causa delle elezioni in novembre, sennonché la sua missione sul Colle ieri pomeriggio si è trasformata in una penosa visita di solidarietà e di scuse, con tanto di comunicato ufficiale. Se l’uomo di Arcore avesse voluto davvero ricattare il Capo dello Stato, mai operazione sarebbe risultata più goffa e controproducente.

Oddio, non è la prima volta che i piani di Berlusconi risultano goffi e controproducenti, e non sarebbe soprattutto la prima volta che Berlusconi cerca di tramare complotti nell'ombra. Però, in effetti, tutto questo sembra più un tentativo di Panorama di inventarsi uno scoop sul nulla per vendere più copie (missione probabilmente riuscita) che una missione politica ad alto rischio. E probabilmente il resoconto delle intercettazioni è anche molto lontano dalla verità, come conferma Ingroia a Repubblica (qui l'intervista in pdf).

Le ipotesi di Panorama non corrispondono al tenore delle telefonate. Anzi, posso solo affermare che non è uscito un solo rigo del contenuto. Il segreto ha tenuto. Ho avuto subito l'impressione di una manovra. Contro il Quirinare e contro le altre istituzioni democratiche, a cominciare dalla magistratura. Quello che ha fatto Panorama è fuori dalla deontologia professionale. C'è ancora chi vuole sollevare cortine fumogene per non accertare la verità su quei fatti. Come? Cercando di mettere una contro l'altra le istituzioni che invece vogliono cercare la verità. Io non ho subito nessuna pressione e nessuna interferenza da parte del Quirinale.

Se dalla parte del Quirinale si schiera pure l'idolo del Fatto Quotidiano e di Antonio Di Pietro - Antonio Ingroia - la bilancia della ragione inizia a pendere da una parte...

Foto | © TM News

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