Israele annuncia altri 1400 insediamenti colonici nei territori occupati


Solo quattro giorni fa il Segretario di stato americano, John Kerry , ha concluso il suo decimo viaggio a Gerusalemme e Ramallah per cercare di rilanciare il processo di pace. Sforzo generoso il suo, ma poco efficace alla luce di quanto annunciato oggi dall'esecutivo di Benjamin Netanyahu. Il ministero israeliano per l'edilizia ha lanciato gare d'appalto per la costruzione di 1400 alloggi a Gerusalemme Est e in Cisgiordania.

La reazione dell'Anp, come prevedibile, non si è fatta attendere. Saeb Erekat, capo negoziatore palestinese, ha dichiarato: "Il progetto di nuove costruzioni è un messaggio del premier Netanyahu a John Kerry a non tornare nella regione per proseguire i suoi sforzi nei negoziati tra Israele e palestinesi" (Via Ansa).

L'annuncio del nuovo piano alloggi avrebbe dovuto essere dato la scorsa settimana, ma Tel Aviv ha giocato d'astuzia e ha preferito che Kerry concludesse prima il suo viaggio. Tale decisione è stata presa, probabilmente, per non cadere nello stesso errore del 2010. In quella circostanza, durante la visita del vicepresidente americano Joe Biden, Israele diede il via all'edificazione di 1500 unità abitative, cosa che mandò su tutte le furie il Presidente Obama.

Uri Ariel, ministro dell'edilizia e leader del partito nazionalista Casa Ebraica, ha specificato che dei 1400 nuovi alloggi, 600 saranno edificati a Gerusalemme est (nella zona di Ramat Shlomo). I restanti 800 saranno, invece, ubicati in Cisgiordania: 227 a Efrat, 169 a Elkana , 102 a Immanuel, 86 a Kernei Shomron, 78 a Alfei Menashe, 75 a Adam, 40 a Ariel e 24 a Beitar Illit. Inoltre, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, il ministro ha riproposto appalti per la costruzione di altri 500 progetti di edilizia a Gerusalemme est, che in passato non si erano concretizzati.

Quella di oggi non è che l'ennesima iniziativa colonizzatrice di Tel Aviv, che segue quella di fine dicembre. In quell'occasione venne predisposto un piano da più di mille alloggi, che il governo presentò sotto la pressione del Likud e di Casa Ebraica.

Questa continua politica di aggressione territoriale, ovviamente, non solo nega il rispetto dei confini del '67, ma indebolisce il processo di pace. A tale proposito, ricordiamo che Saeb Erekat e Mohammed Shtayeh, negoziatori palestinesi, hanno presentato, lo scorso ottobre, le loro dimissioni al presidente dell'Anp, Mahmoud Abbas. I due diplomatici hanno motivato la loro decisione, affermando che la politica di insediamenti colonici di Israele si pone come un ostacolo troppo grande per la trattativa con Tel Aviv. Abbas ha respinto le dimissioni, pregandoli di rimanere al loro posto fino al 29 aprile, data-limite per il raggiungimento di un accordo tra le parti.

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