Sereni: "Renzi sa comunicare". Ma è proprio così?

Matteo Renzi
C'è una dichiarazione di queste ore di Marina Sereni, esponente Pd e "bersaniana" che, involontariamente, mette il dito in una delle piaghe più grandi del Partito Democratico, e cioè la capacità di comunicare propria e altrui. Parlando di Matteo Renzi e della sua candidatura alle primarie, la Sereni dice:

Renzi ha un'ottima capacità di comunicazione ma gli elettori sanno che dobbiamo scegliere quella personalità di governo, e Bersani rappresenta una sintesi affidabile.

Quella della "capacità di comunicare" è la foglia di fico dietro cui il Pd (e i suoi "progenitori" Pds e Ds) ha nascosto nell'ultimo ventennio l'incapacità di farsi ascoltare dagli elettori. E una volta preso atto di non riuscire a farsi capire, la capacità di comunicare è diventata addirittura un valore negativo, da addossare a qualsiasi avversario, interno ed esterno, come un marchio di infamia.

La dichiarazione della Sereni è paradigmatica sotto molti punti di vista. Renzi, prima di tutto: è vero che sa comunicare? Sicuramente sa parlare davanti a una telecamera senza abbassare lo sguardo (vero, Bersani?), ed è andato a scuola di public speaking per parlare a braccio da un podio come Obama, ma non c'è capacità di comunicazione senza l'oggetto della comunicazione, e da questo punto di vista Renzi ha poco o niente da dire, tolta la patina di "nuovismo". Ma nessuno dei suoi avversari riesce a entrare nel nocciolo della questione, invece di smascherare il nulla dietro le sue parole si preferisce accusarlo di essere bravo a comunicare, cosa che non è poi così vera, ma se anche lo fosse non sarebbe una colpa.

Si replica così con Renzi quello che è avvenuto con Berlusconi dal '94 a oggi. Berlusconi ha vinto perché è bravo a comunicare: questo era vero al momento della discesa in campo, ma negli ultimi anni il Cavaliere ha progressivamente perso la sua vena comunicativa, presentandosi stanco e imbolsito davanti alle telecamere, incapace di coniare slogan riusciti, contraddicendosi un giorno sì e l'altro pure. Solo gli avversari hanno continuato a parlare della sua invincibile capacità comunicativa, per mascherare l'incapacità del Pd sia di rispondere nel merito, sia di cercare una via comunicativa altrettanto valida. Il libro di recente uscita "SpotPolitik" (qui recensito da Alessandro Gilioli) fa un'analisi puntuale dei discorsi di Bersani mostrando che i messaggi sottintesi comunicano solo debolezza e subalternità.

Ed ecco il culmine della dichiarazione della Sereni: Bersani è una "sintesi". Una sintesi di cosa? La lingua italiana vorrebbe che per fare una sintesi ci debba essere più di un elemento, mentre la Sereni parla solo di "personalità di governo". Forse voleva dire che la sintesi è con la capacità di comunicare, ma si è guardata bene dall'esplicitarlo e ha fatto bene: basta ricordare le campagne di affissioni in bianco e nero, bocciate da tutti gli esperti di marketing e comunicazione, o la fallimentare "Ti presento i miei", nata con velleità di "viral" e subito svelata dagli utenti di Internet, molto più avanti di quanto pensi il Pd.

Foto |© TMNews

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