Porcellum bocciato, le motivazioni della Consulta: "Altera l'uguaglianza del voto, ma il Parlamento è legittimo"

Il premio di maggioranza è "foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione". La sentenza non è retroattiva, dunque il Parlamento è legittimo.

Sono state depositate questa sera le 26 pagine in cui il relatore Giuseppe Tesauro spiega le motivazioni che hanno spinto la Corte Costituzionale a bocciare la legge elettorale detta "Porcellum".
In pratica, secondo i giudici, il premio di maggioranza previsto da quella legge "è foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione" e, poiché non impone una soglia minima di voti alla lista, può portare a una "oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica".

La legge è stata dunque giudicata incostituzionale perché produce un "meccanismo premiale manifestamente irragionevole" che sprona le liste a raggiungere accordi tra di loro per accedere al premio ponendosi in contraddizione con l'esigenza di assicurare la governabilità poiché, anche dopo le elezioni, la coalizione che ha ottenuto il premio si può sciogliere o subire la fuoriuscita di qualche partito. Inoltre altera gli equilibri istituzionali perché la maggioranza che ha il premio ha la possibilità di eleggere gli organi di garanzia che restano in carica per un periodo più lungo della legislatura.

La sentenza della Consulta è autoapplicativa, questo significa che una volta che viene cancellato il vecchio sistema elettorale rimane in vigore un proporzionale puro, senza premio di maggioranza e che consente all'elettore di esprimere una sola preferenza.

Il Parlamento che è stato eletto con il Porcellum non è illegittimo perché la sentenza non è retroattiva. Nelle motivazioni si legge:

"Il principio fondamentale della continuità dello Stato non è un'astrazione e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità in particolare dei suoi organi costituzionali: di tutti gli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento"

Quindi la sentenza della Corte Costituzionale non mette in discussione i risultati delle elezioni né i provvedimenti presi dal Parlamento eletto con la legge dichiarata incostituzionale.

La Consulta ha anche individuato una discriminazione geografica poiché, spiega,

"posto che l’entità del premio, in favore della lista o coalizione che ha ottenuto più voti, varia da Regione a Regione ed è maggiore nelle Regioni più grandi e popolose, il peso del voto (che dovrebbe essere uguale e contare allo stesso modo ai fini della traduzione in seggi) sarebbe diverso a seconda della collocazione geografica dei cittadini elettori"

La Consulta inoltre critica aspramente le liste bloccate perché limitano la libertà di voto del cittadino che, si legge nelle motivazioni, è chiamato a votare un elenco di candidati spesso molto lungo nelle circoscrizioni più popolose, tanto che nemmeno li conosce e dunque risulta alterato il rapporto tra elettori ed eletti.

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