Papa Francesco, i nuovi cardinali e il rimpasto di governo nella chiesa cattolica

Con l’annuncio dei nomi dei nuovi cardinali, papa Francesco ha messo in pratica un vero e proprio rimpasto nella chiesa cattolica, ridefinendo anche il concetto stesso di cardinalato.

Papa Francesco, i nuovi cardinali e il rimpasto di governo nella chiesa cattolica

La nomina dei nuovi cardinali da parte di papa Francesco può sembrare ai più una normale vicenda interna alla chiesa cattolica e lo è, in realtà. Ma con papa Francesco tale aspetto routinario ha assunto un altro valore.

Non ci sono state, infatti, nomine “automatiche”: cioè papa Francesco non ha dato la berretta cardinalizia a persone che occupano incarichi che di solito la prevedono. Inoltre il pontefice ha fatto delle scelte ben precise, optando di nominare cardinali non già illustri vescovi che presiedono grandi diocesi, ma ha guardato a diocesi piccole e spesso povere. Infine, papa Francesco ha ridefinito un po’ il cardinalato.

Partiamo da quest’ultimo punto e poi vediamo gli altri.

Il ruolo dei cardinali secondo papa Francesco


Papa Francesco, i nuovi cardinali e il rimpasto di governo nella chiesa cattolica

Papa Francesco ha scritto una Lettera ai cardinali designati pubblicamente nel corso dell’Angelus e che saranno creati nel concistoro del prossimo 22 febbraio. Una lettera molto breve ma che stravolge quello che finora era stato il cardinalato: non più “principi della chiesa” come pomposamente vengono definiti i cardinali, ma servi. Afferma Bergoglio:

Il Cardinalato non significa una promozione, né un onore, né una decorazione; semplicemente è un servizio che esige di ampliare lo sguardo e allargare il cuore. E, benché sembri un paradosso, questo poter guardare più lontano e amare più universalmente con maggiore intensità si può acquistare solamente seguendo la stessa via del Signore: la via dell’abbassamento e dell’umiltà, prendendo forma di servitore (cfr Fil 2,5-8).

Consapevole degli sfarzi che spesso accompagnano queste nomine (con pranzi di gala e regali costosi, per non parlare delle migliaia di euro che si spendono per la veste rossa e tutte le altre suppellettili) papa Francesco mette bene in chiaro le cose:

Ti chiedo, per favore, di ricevere questa designazione con un cuore semplice e umile. E, sebbene tu debba farlo con gaudio e con gioia, fa’ in modo che questo sentimento sia lontano da qualsiasi espressione di mondanità, da qualsiasi festeggiamento estraneo allo spirito evangelico di austerità, sobrietà e povertà.

Chiaro e conciso: i cardinali (nuovi e vecchi) capiranno l’antifona che è giunta l’ora di fermare gli sprechi in Vaticano?

I nuovi cardinali di papa Francesco e il rimpasto di governo


Papa Francesco, i nuovi cardinali e il rimpasto di governo nella chiesa cattolica

Quello compiuto da papa Francesco è un vero e proprio rimpasto in seno alla chiesa. Lo si capisce guardando tanto coloro che sono stati nominati cardinali quanto coloro che sono stati esclusi dalla nomina.

Papa Francesco non ha nominato cardinale alcun vescovo in lista d’attesa: non Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, non Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, non Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia (in mezzo a una bufera bella e buona per bancarotta della diocesi di Terni che guidava prima di approdare a Roma...), non Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (per rinfrescare la memoria: Fisichella è il vescovo che giustificò la bestemmia di Berlusconi, dicendo che andava contestualizzata…!). Non è stato creato cardinale nemmeno il domenicano Jean-Louis Bruguès, bibliotecario di Santa Romana Chiesa (incarico solitamente cardinalizio) «“colpevole” d’aver contrastato, quand’era segretario della congregazione per l’educazione cattolica, l’allora cardinale Bergoglio riguardo la nomina a rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires di Victor Manuel Fernández, fedelissimo dell’attuale papa e suo ghostwriter», come nota Sandro Magister.

Ancora: sono esclusi vescovi degli Stati Uniti, ma anche vescovi del Medio Oriente, dell’Europa orientale e del Giappone.

Non ha nominato cardinale l’arcivescovo di Malines-Bruxelles, il conservatore André-Joseph Léonard, come pure non è nell’elenco Jose S. Palma, arcivescovo della più grande diocesi delle Filippine, Cebu, nonché presidente della conferenza episcopale. Però la porpora nelle Filippine ci è andata: è stato nominato cardinale Orlando B. Quevedo, O.M.I., arcivescovo di Cotabato, una diocesi filippina di “second’ordine”. E che dire di Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes (Haïti), una diocesi piccola e povera? Ci si aspettava un cardinale da una delle due arcidiocesi metropolitane di Port-au-Prince e Cap-Haïtien: invece no, il papa ha scelto una diocesi piccola e umile, com’è nelle sue corde.

Ma forse il rimpasto più eclatante è quello italiano: la porpora a Gualtiero Bassetti, arcivescovo Perugia-Città della Pieve. Papa Francesco stima molto Bassetti, tanto che lo messo nell’organico della congregazione dei vescovi al posto di Bagnasco. E, a quanto pare, potrebbe essere proprio Bassetti a sostituire Bagnasco alla guida dei vescovi italiani: sarebbe veramente la fine di un’era per la chiesa italiana!

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